Si costituisce il "Cordinamento fiorentino contro la manovra Tremonti- oltre la crisi"
L’assemblea cittadina “CONTRO LA CRISI E LA MANOVRA TREMONTI”
promossa da Ass. x sinistra unita e plurale di firenze- Rete @Sinistra, Ass. laSinistraScandicci, Cipì, Comitato Difesa della Costituzione, GIAS, gruppo consiliare regionale "Federazione Sinistra Verdi", perUnaltracittà- lista di cittadinanza, PRC Firenze, RSU e FLC-CGIL dell’Università di Firenze, Lavoro Società CGIL Firenze, SEL Firenze, Sinistra per la Costituzione, Socialismo 2000 Toscana, Verdi di Firenze e della Toscana
riunitasi lunedì 7 giugno 2010 a Firenze ha deciso:
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di sostenere la proposta di manovra economica alternativa da Sbilanciamoci, presentata in assemblea da Mario Pianta e Tommaso Rondinella (http://www.sbilanciamoci.org/images//note%20rapide%204-%20contromanovra.pdf )
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di sostenere la petizione per la patrimoniale “ Salvare i redditi, tassare le ricchezze” che richiede una tassa patrimoniale del 3x1000 ai patrimoni superiori ai 5milioni di euro e l'aumento dell'imposizione fiscale sulle rendite finanziarie dal 12,5% al 23% così da raccogliere 15 miliardi di euro (http://www.sbilanciamoci.org/index.php?option=com_petizione2010)
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di dare vita al “Cordinamento fiorentino contro la manovra Tremonti- oltre la crisi”.
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di partecipare alla manifestazione nazionale della CGIL del 12 giugno a Roma della Scuola, dell’Università, della Ricerca e di tutto il Pubblico impiego contro la Manovra Tremonti e gli altri attacchi allo Stato sociale e al sistema di formazione e ricerca pubbliche
La finalità comune del Coordinamento è sviluppare in città un'azione di denuncia, informazione, analisi e proposte alternative.
Vogliamo essere immediatamente operativi organizzando le prime inziative in preparazione dello sciopero generale indetto dalla Cgil per fine giugno.
L’assemblee cittadina fiorentina ““CONTRO LA CRISI E LA MANOVRA TREMONTI””
Firenze 7 giugno 2010
Giovedì 17 giugno 2010- presentazione libro SE LA COLPA E' DI CHI MUORE di Fabrizio Ricci con Donatella Cappelli, Beppe Giulietti e Fabio Rusconi
di Fabrizio Ricci
L'incredibile storia della Umbria Olii dove 4 operai morirono in un drammatico incidente sul lavoro il 25 novembre 2006. Alle loro vedove e ai figli sono stati chiesti 35 milioni di euro di risarcimento danni dal padrone dell'azienda che è anche l'unico imputato nel processo per omicidio colposo plurimo. Intanto, il Governo italiano "smontava" pezzo per pezzo il Testo Unico sulla sicurezza.
Giovedì 17 giugno 2010
Ore 17.30
Libreria de' Servi, in via dei Servi 52 r
Intervengono:
Beppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo21, autore della prefazione
Fabio Rusconi, giuslavorista
Niente fa più scandalo. Nemmeno che lavorando si possa perdere la vita, nemmeno che le leggi sulla sicurezza del lavoro vengano regolarmente violate. Siamo anestetizzati da queste ingiustizie, abbiamo imparato a considerarle “normali”. Ma non possiamo non stupirci leggendo che le famiglie dei lavoratori caduti possano ritrovarsi a dover risarcire l’imprenditore “danneggiato” dalla scarsa esperienza dei loro cari. Se la colpa è di chi muore è destinato a scuotere le coscienze dei cittadini: Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, Vladimir Thode e Maurizio Manili non sono soltanto 4 dei 1.300 lavoratori che vengono uccisi ogni anno nei cantieri e nelle fabbriche, ma sono dei cittadini assassinati due volte. La prima il 25 novembre 2006, durante l’esplosione dei silos dello stabilimento della Umbria Olii. La seconda quando l’amministratore delegato dell’azienda, e unico indagato nel processo penale per le loro morti, ha avanzato al tribunale civile una richiesta di risarcimento ai figli e ai famigliari delle vittime: 35 milioni di euro per i danni causati dalla loro imperizia.
Fabrizio Ricci ricostruisce le drammatiche sequenze dell’incidente e le successive, grottesche vicende giudiziarie: assieme, offre uno spaccato della tragedia delle morti bianche e chiarisce quanto sia sicuro lavorare nel nostro Paese e a quale costo.
L'AUTORE
Fabrizio Ricci (Perugia, 1978), giornalista professionista, è stato redattore del “Giornale dell’Umbria” per tre anni. Dal 2007 è responsabile dell’ufficio stampa regionale della CGIL Umbria. Ha scritto i libri Le città di Perugia (Effe, 2005), con Marcello Catanelli, e La Perugina è storia nostra (Ediesse, 2007).
Evento Facebook
http://www.facebook.com/event.php?eid=129919910359759&ref=mf
CONTRO LA CHIUSURA dello spazio multietnico sul Lungarno Pecori Giraldi
Secondo l'ordinanza non è mai esistito, mentre sono proprio parte degli attuali amministratori, Sindaco in primis, che ne hanno diviso la responsabilità per anni.
Quello spazio è stato fatto morire nell'indifferenza. Prima ancora di essere commercianti, quelle erano persone che su quell'area riponevano le speranze di un'integrazione sociale e di un riconoscimento onesto del loro lavoro; nell'indifferenza sono state abbandonate al sopruso di pochi disonesti, spacciatori e delinquenti, che si sono infiltrati come sempre accade quando il degrado prende il sopravvento.
Per anni si è fatto finta di nulla, aspettando la morte per asfissia di un luogo che doveva integrare e che invece è stato trasformato in ghetto. Adesso cosa ne sarà di quell'area? Diventerà l'ennesimo luogo del loisir notturno per ricchi consumatori di alcool? E gli stranieri che vi lavoravano che fine faranno? Mentre si allunga sempre più minacciosa l'ombra del CIE toscano la città appare sempre più inospitale e meno propensa all'accoglienza e all'integrazione. Una trasformazione questa che ormai supera la preoccupazione e che abbisogna di uno sbarramento fermo e deciso.
Sandra Carpilapi
Filippo Zolesi
per l'associazione X una Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra
Acqua: Bene comune. INCONTRO con UGO MATTEI-MERCOLEDI' 9 GIUGNO 2010
Martedì 4 maggio 2010- presentazione libro BERLUSCONI PASSATO ALLA STORIA di ANTONIO GIBELLI con Ginsborg, Scattigno e l'autore
di ANTONIO GIBELLI
DONZELLI EDITORE
Ore 21.00
Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 26 Firenze
Intervengono:
PAUL GINSBORG, Università di Firenze e ANNA SCATTIGNO, Università di Firenze
È legittimo parlare di «età berlusconiana» allo stesso modo in cui si parla di «età crispina» o di «età giolittiana»? E quando comincia questa età? Quali ne sono i precedenti, lo svolgimento, i connotati fondamentali? Quali il bilancio e il possibile epilogo? A queste domande tenta di dare risposta il saggio di Antonio Gibelli. Lo fa adoperando il linguaggio – ricco di dettagli ma orientato alla sintesi, valutativo ma non animoso, denso di elementi di analisi ma attento alla narrazione – che si dovrebbe adoperare in una lezione di storia: il cui scopo è far capire in cosa un protagonista e un momento sono simili ad altri, e in cosa invece sono diversi. Nel sapere storico, porre bene gli interrogativi significa aver fatto un passo avanti decisivo nella comprensione del passato, anche quando si tratta di un passato che si inoltra nel presente e si dipana di fronte a noi. Egli immagina di dover raccontare ai suoi studenti, in un breve corso sulla storia d’Italia dall’Unità a oggi, gli ultimi quindici anni. «Dando un nome» a questo ultimo quindicennio, legittimando l’idea che Silvio Berlusconi possa pretendere di «intestarsi un’epoca». Dando prova di qualità non comuni (a cominciare dalla tenacia), in contrasto con l’apparente modestia della sua figura, il leader lombardo ha portato al potere la destra proprio nel momento in cui essa sembrava debole, scompaginata e priva di riferimenti. Berlusconi ha tentato di plasmare lo Stato a sua immagine e a misura dei suoi interessi personali. Così facendo, è riuscito a essere il capo vincente e indiscusso di una fazione; non altrettanto un leader capace di governare il Paese. E nel suo insieme, l’Italia berlusconiana, proiettata ormai fuori della sua storia postbellica, appare teatro di un esperimento di democrazia autoritaria, che logora gli equilibri istituzionali della compagine nazionale, minaccia i suoi fondamenti costituzionali e rischia di mettere in discussione le sue tradizioni civili.
L'autore
Antonio Gibelli insegna Storia contemporanea all’Università di Genova ed è membro del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne (Somme). Ha dedicato numerosi volumi alla storia della Grande Guerra, tra i quali La Grande Guerra degli italiani (1998; seconda edizione Bur, 2007, Premio Acqui Storia) e L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991; terza edizione Bollati Boringhieri, 2007). Ha inoltre scritto Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (Einaudi, 2005) e curato l’edizione italiana in due volumi dell’Encyclopédie de la Grande Guerre (Einaudi, 2007).
Lavori in corso a Sinistra- da Il manifesto Firenze
Moreno Biagioni
Lavori in corso venerdì e sabato prossimo alla Casa del popolo di San Bartolo a Cintoia, alle porte di Firenze. Nel tentativo di portare mattoni - e cioè di fornire strumenti - per la ricostruzione di una sinistra in grado di parlare al paese. Questo vuol dire ripensare le culture, i comportamenti, i rapporti con il mondo del lavoro e, ancor più in generale, con la società. Acquisire finalmente la capacità di comprendere i grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, e di meticciare le esperienze e i saperi del movimento operaio con quelli dei movimenti delle donne, ambientalista, pacifista, altermondialista. Ridare senso e dignità alla politica, il che naturalmente si intreccia con la difesa e lo sviluppo della democrazia. Riscoprire la dimensione e il valore del progetto e anche dell'utopia, senza contrapporli però alla necessità delle alleanze e delle mediazioni. Si tratta, in altre parole e in sintesi, di rilanciare il processo costituente di un nuovo soggetto politico, che divenga punto di riferimento per una sinistra - gruppi e persone singole - dispersa e diffusa, ancora attiva nel sociale ma complessivamente priva di autorevolezza e incisività, nei fatti senza voce. Di fronte a un paese incattivito, in cui prevalgono da un lato il distacco dalla politica, dall'altro l'affidarsi al populismo, alle misure razziste, alle logiche affaristiche, con l'aumento della precarietà e dell'insicurezza sociale, la fuoruscita strisciante dalla democrazia costituzionale, il venir meno di principi elementari di convivenza, diventa sempre più urgente questa opera di ricostruzione. Venerdì e sabato prossimi la Rete@sinistra discuterà - con chiunque abbia voglia di cercare ancora e di confrontarsi a viso aperto - su come si rifonda, dal basso, una comunità politica a rete confederativa territoriale, che rifiuti il professionismo politico, le strutture gerarchiche piramidali, le decisioni sequestrate dai vertici. Tessendo, con pazienza e cura, partecipazione, creatività e relazioni interpersonali finalmente nuove e decenti. Per riportare la vita nella democrazia, e la democrazia in vita.
http://www.forumsinistra.it/web/generale/riprendiamoci-la-primavera-a-sinistra
GIOVEDì 15 APRILE- Costituzione e Lavoro + Cos'è, anzi no, Come si fa la sinistra?
- alle ore 18 - Il Lavoro nella Costituzione e nella nostra Vita - Revolution (ovvero parte terza)
ore 20.30 buffet/cena - ore 21.30 Cos'è, anzi no, Come si fa la sinistra?
L'iniziativa partecipata su costituzione e lavoro organizzata dall'associazione X una Sinistra Unita e Plurale
iniziata sabato 27 marzo si concluderà con la discussione delle proposte elaborati dai tavoli, sulla terza parte
del documento su cui si è lavorato tutti insieme. Tutti i partecipanti alla giornata sono quindi invitati
Giovedì 15 Aprile, alle ore 18 al Circolo Arci delle Porte Nuove
per concludere i lavori incominciati assieme.
mangiare qualcosa di semplice nel circolo stesso.
Per rimanere a cena inviate una mail a Massimo Torelli: massimotorelli@drwolf.it
Nello studio delle Scienze Fisiche alla domanda "Cos'è la lunghezza?" si risponde pressappoco con "é quella cosa
che si misura con un regolo, per costruire un regolo fai così e cosà, per usarlo fai a questo modo".
Finita la campagna elettorale e avendone visti i risultati è venuto il momento per discutere senza quell'animo
agonistico, tipico della competizione (e a volte anche della tifoseria), che ha caratterizzato l'ultimo
periodo, di come si fa la sinistra. Senza l'ansia da prestazione di un sopraggiungente test elettorale possiamo
tornare a confrontarci seriamente ed in modo costruttivo sulle opzioni in campo, sulle loro difficoltà, qualità e
percorsi futuri.
Per quanto ci riguarda l'associazione X una Sinistra Unita e Plurale è fra i promotori della nascente
Rete@Sinistra ed il 23 e 24 Aprile qui a Firenze si terrà un incontro nazionale, una due giorni di percorsi
partecipati, di discussioni ed assemblee, per dare corpo a quel progetto che aveva incominciato i primi
passi, sempre qui a Firenze, il 21 e 22 novembre scorsi. Dal nostro punto di vista non si tratta dell'ennesimo tentativo
di costruire una barca, metterci su la nostra bandierina, dire "è un percorso aperto, salite" e partire per il sol
dell'avvenire per poi ritrovarsi in compagnia di Spugna e del coccodrillo Tick Tock... E' l'idea di
riunire una flottiglia di zattere e far sì che invece che andare ognuna per conto suo, vadano nella
stessa direzione. Chi vorrà aggiungere la propria zattera, o portarla verso altri lidi sarà sempre padrone della propria
imbarcazione e, chissà, magari, lo speriamo vivamente, in tanto navigare troveremo altre flotte con cui riunirci.
Per questo vogliamo aprire uno spazio di confronto di cui parlare di tutto questo, di provare a fare un po' società, di
guardarsi e ri-conoscersi, senza primi della classe, soluzioni miracolose o figure divinizzate. Consci del fatto che
di cose da fare ce ne sono proprio tante e ogni compagna e compagno che si impegna in qualcosa e non rimane a
casa merita rispetto, e non indifferenza, per il proprio percorso.
Ri-troviamoci Giovedì 15 Aprile al Circolo Arci delle Porte Nuove, ore 21.15
Associazione X una Sinistra Unita e Plurale
IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE E NELLA NOSTRA VITA- sabato 27 marzo
Dopo l’incontro nazionale di Firenze del 21-22 novembre 2009 e quello cittadino del 20 febbraio scorso il percorso della rete@sinistra continua ad intrecciarsi sia con chi condivide le nostre preoccupazioni di fronte a quella che si configura sempre più come una vera e propria emergenza democratica, sia con chi affronta quotidianamente le conseguenze di una crisi economica probabilmente senza precedenti e ne subisce i contraccolpi sul terreno del lavoro.
La giornata del 20 febbraio ci ha rafforzato nella convinzione che per cambiare le forme della politica (che per molti e molte costituiscono un ostacolo alla partecipazione democratica) occorre praticare nuove forme partecipative: per questo invitiamo compagni e compagne, cittadini e cittadine a un prossimo appuntamento:
sabato 27 marzo, dalle 9.30 alle 19
presso la SMS di Rifredi, via Vittorio Emanuele, 303
IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE E NELLA NOSTRA VITA
IL lavoro occupa nella Costituzione una posizione di primissimo piano: è un diritto e un dovere e in quanto tale è il fondamentale legame sociale della comunità e l’essenza della dignità della persona. Come è stato possibile arrivare alla situazione odierna, in cui il lavoro, quando c’è, è solo fonte di reddito e quando, sempre più frequentemente, è precario e non gratificante, rende precario e non gratificante anche il resto della vita?Quali azioni e strumenti possiamo ideare e mettere in pratica per restituire al lavoro, a tutti i lavori, un senso e un ruolo nella società? Discutiamone insieme intorno a tanti tavoli…
Programma della giornata:
-- ore 9.30 Registrazione partecipanti, presentazione della giornata, distribuzione del materiale/documento di lavoro (qui allegato), formazione dei tavoli di lavoro.
-- ore 10.00 - 13.45 Discussione ai tavoli
Ciascun gruppo ha come tema il documento nel suo insieme e può affrontarlo tutto o in parte. Si suggerisce di concludere entro le 11.30 la discussione dei punti 1 (I principi condivisi) e 2 (Che cosa è successo nel passato) in modo da avere più tempo da dedicare alla discussione del punto 3 (Obiettivi e Azioni). Entro le 11.30 dovrà essere consegnato al “tavolo di sartoria” un report della discussione e le proposte di modifica del documento base, per quanto riguarda i punti 1 e 2. Possono essere consegnati anche due report distinti per ciascun punto. I gruppi sono composti casualmente, al momento dell’iscrizione, prevedendo un numero medio di 10 persone, max 15. Chi sente che il gruppo non lo interessa più, può spostarsi in un altro, senza però superare il limite delle 15 persone. In ciascun gruppo ci saranno due persone con le seguenti funzioni: facilitare il dialogo/dibattito; prendere appunti. Il tavolo/gruppo si scioglie avendo comunque definito il report del proprio lavoro e le relative proposte: questa funzione non deve essere delegata. Entro le 13.45 dovrà essere consegnato al “tavolo di sartoria” il report di della discussione e le proposte di modifica del documento base sul punto 3. E’ disponibile un PC per ogni tavolo, più uno centrale. La consegna dei report/proposte di modifica avviene tramite chiavetta USB.
-- ore 13.45 - 15.00 Pausa pranzo (in contemporanea viene avviata la redazione del documento finale da parte del cd. “tavolo di sartoria” che avrà ricevuto da ciascun gruppo report parziali durante la discussione e, comunque, un report sintetico alla fine; questo tavolo è costituito da due o tre facilitatori centrali, che durante la discussione avranno fatto da supporto al lavoro dei gruppi, e da una o due persone per ogni tavolo). Il lavoro del tavolo proseguirà, se necessario, fino alle 17.00.
-- ore 15.00 – 17.00 Dibattito : Il lavoro nella nostra vita Ne parlano precari della scuola e dell’università, lavoratori impegnati in vertenze sul territorio, lavoratori migranti, esponenti sindacali, prof. Antonio Loffredo (docente di diritto del lavoro), Pino Ferraris (sociologo).
-- ore 17.00 – 19.00 Conclusione in plenaria per la condivisione e l’approvazione del documento finale.
Trovate qui il documento di partenza
Questo è il Metodo Partecipativo SOST
Se puoi inviaci la tua adesione qui: http://www.forumsinistra.it/web/adesioni
Il 28 e 29 marzo ai seggi elettorali con la Costituzione in mano!
Segnaliamo il pericolo, mobilitiamoci per riaprire spazi e luci in questa cupa notte di crisi democratica, facendoci soggetti attivi di consapevolezza e partecipazione: prendiamo la Costituzione nelle nostre mani e portiamola bene in vista ai seggi elettorali il 28 e 29 marzo.
Associazione per una sinistra unita e plurale di Firenze- Rete@sinistra
Riprendiamoci la primavera, a sinistra
Corruzione diffusa e incompetenza, regole che cambiano “interpretazione” a seconda delle necessità del potere. Preminenza degli esecutivi, poteri eccezionali, disprezzo delle forme minime di garanzia democratica – considerate lungaggini burocratiche di disturbo al manovratore, non strumento di partecipazione e controllo – trasformano la politica del fare nel fare affari con la politica, aggravando la crisi della democrazia costituzionale. Mentre il mondo del lavoro è sempre più precarizzato ed impoverito e prosegue la devastazione ambientale del territorio, la società intera viene drammaticamente impaurita e frammentata, spinta alla ricerca del nemico interno, all'odio per ogni diversità. Il centrodestra si mostra per quello che è: stato d'eccezione permanente, cura delle “relazioni” come scambio di favori, disprezzo delle norme - specchio inguardabile di una certa Italia. Non di tutta.
Esiste altro e ogni tanto appare chiaro e forte. Un desiderio di democrazia e di etica che si incontra nelle piazze, nelle reti, nei tanti luoghi della comunicazione diffusa e informale. Una percezione dell'emergenza sociale ed economica che sale sui tetti e scende nelle strade costruendo momenti di lotta e comunità di resistenza. Ma a questo bisogno non ci sembra sappia ancora rispondere una sinistra che anche in questi mesi non riesce ad articolare un discorso e una proposta all'altezza dell'emergenza, né ad intercettare e rappresentare quella richiesta di democrazia radicale che è espressa dal popolo viola, da quello giallo del primo marzo, da quello di tutti i colori di tutti i giorni. Niente di nuovo sul terreno della formazione delle liste e dei programmi, né alcuna presenza efficace sul terreno del conflitto sociale. Di questa marginalità è ultimo specchio drammaticamente impietoso il silenzio sulla gestazione durata due anni dell’aggiramento dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Ciascuno dei pezzi vari della sinistra sopravvissuto al cataclisma dell'Arcobaleno ha intanto continuato a proporsi come unico inizio giusto, possessore di marchio vincente. Ma secondo noi non si trattava di presentare sul mercato delle scelte elettorali l'offerta migliore, il simbolo più simbolico, il leader più carismatico. Né di sommare in cartelli vari gruppi dirigenti in cerca di conferma – con relative spartizioni. Non si tratta di esistere solo sul terreno elettorale, dove è comunque importante sconfiggere le destre, e che le forze di sinistra nel loro variegato insieme riescano ad affermarsi nelle prossime elezioni regionali. Sussistere e resistere resta tuttavia un minimo necessario quanto ampiamente insufficiente.
Noi proponiamo di cercare ancora. Provare un'altra strada
Un soggetto politico della sinistra dovrebbe costruire relazioni sociali e tessuto politico della collettività, leggerne bisogni e desideri, offrire spazi e forme per una presa di parola che sia narrazione di sé e relazione collettiva, per dare voce a quegli anticorpi culturali e politici che pure la disgregazione neoliberista produce. È tutta la dimensione di conoscenza e teoria, relazionale ed esistenziale della sinistra che occorre ricostruire. La stessa rappresentanza non può essere vissuta come voce istituzionale di una società altrimenti muta – al contrario come strumento di servizio e dialogo per un tessuto politico vivo dentro e fuori le istituzioni.
Solo una forma nuova del soggetto politico, capace di contenere le diversità perché definisce regole democratiche del confronto - e ne fa crescere il desiderio - può permettere di costruire una casa comune, dalle porte e dalle finestre spalancate sul mondo, che sia all'altezza del disastro attuale e che sia anche in grado di affrontare la prossima scadenza elettorale delle politiche 2013. Riconoscendo tutte le storie e tutte le appartenenze senza abiure, senza più perdersi però in mediazioni povere di senso fra sigle, simboli, piattaforme senz'anima, gruppi dirigenti. Una comunità politica a rete confederativa territoriale, che rifiuti il professionismo politico, le strutture gerarchiche piramidali, le decisioni sequestrate dai vertici. Tessendo con pazienza e “cura” partecipazione creatività e relazioni interpersonali finalmente nuove e decenti. La storia dei partiti del novecento è ricca di luci e di ombre, ma è storia di vita di uomini e donne, un processo straordinario di autoeducazione alla politica e alla democrazia. Per riportare la vita nella democrazia, la democrazia in vita, occorre oggi immaginare spazi, tempi e forme dell'agire collettivo e del coinvolgimento personale molto diverse probabilmente da quelle che abbiamo conosciuto. Abbiamo tutte/i meno certezze nel futuro, nessuna possibilità di rimandare alla conquista del potere e al sole dell'avvenire le speranze di giustizia e di liberazione. Per vivere con questa incertezza, facendo del desiderio di politica una forza che attraversa e supera il disincanto, occorre un di più di rispetto reciproco, di ricerca comune, laicità, solidarietà. Libertà.
a Firenze venerdì 23 e sabato 24 aprile- info: http://www.forumsinistra.it/web/
MARTEDì 23 MARZO presentazione del libro "I migranti nel cinema italiano"
Il Giardino dei Ciliegi
e l’Associazione per una sinistra unita e plurale di Firenze
presentano il libro
I migranti nel cinema italiano
Ne parlano con l'Autrice: Silvio Messinetti (Giuristi Democratici),
Gabriele Rizza (critico cinematografico de "Il Manifesto")
Coordina Anna Picciolini
Martedì 23 marzo 2010 – ore 18
Il Giardino dei ciliegi, Via dell’Agnolo, 5
tel./fax 055/2001063 - www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it
L'Aquila si organizza, Firenze risponde
Comunicato stampa
L'Aquila si organizza, Firenze risponde
Domenica 21 marzo si svolgerà all'Aquila una giornata di democrazia
partecipata per affrontare i temi della ricostruzione della città: di
fronte all'indifferenza e alla chiusura delle istituzioni, il "popolo
delle carriole" si organizza, prendendosi lo spazio per incontrarsi e
discutere della propria vita, consapevole del fatto che la
ricostruzione può riuscire solo dove la popolazione partecipa e
diventa protagonista del processo. La giornata, su un modello di Semi
Open Space, sarà articolata in tavoli di lavoro che discuteranno su
tre assi tematici(ricostruzione del tessuto urbano, ricostruzione del
tessuto economico, ricostruzione del tessuto sociale), per giungere
alla redazione di un documento di sintesi da sottoporre all'assemblea
plenaria.
L'Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze sostiene
attivamente l'iniziativa della popolazione dell'Aquila: alcuni di noi
parteciperanno attivamente alla giornata per portare il nostro
contributo alla discussione e alle proposte che ne emergeranno.
Prende vita a Firenze la Rete per la difesa della Costituzione
Le responsabilità del sindaco RENZI sui ritardi ATAF e traffico
(ovvero un sindaco tutto chiacchiere – annunci - e distintivo)
LA CAUSA DEI RITARDI DELL’ATAF E DEGLI INGORGHI IN CITTA’
L'annuncio fu dato, “urbi et orbi”, dal sindaco Renzi in una conferenza stampa a Roma nel settembre scorso.
A distanza di 3 mesi dal giorno della “liberazione” sarebbe molto opportuna e necessaria un'altra conferenza stampa in cui facesse un bilancio, serio e veritiero, dell'operazione – del suo “blitz” -.. Perchè in questo periodo è venuta alla luce l'effettiva consistenza di quell'annuncio.
Senza avere alle spalle un progetto credibile e fattibile di riorganizzazione delle linee degli autobus che transitavano per piazza Duomo, la pedonalizzazione dell'area in questione è ricaduta tutta sugli utenti del mezzo pubblico, che hanno visto allungarsi i percorsi, i periodi di permanenza sul bus, quelli di attesa alle fermate (anche 40 e 50 minuti).
Siccome di “genialità”, in tutta questa impresa, se n'è vista davvero poca, il Sindaco dall'annuncio facile ha pensato bene di individuare come responsabili dei tanti disagi gli autisti dell'ATAF, con la conseguente assicurazione che ci avrebbe pensato lui a metterli in riga.
Ma è il Sindaco il responsabile di questo disastro.
A questo punto, affinché disastro non si sommi a disastro, con effetti a catena, sarebbe logico ripartire con il piede giusto, elaborando, in modo partecipato, un vero progetto di riconversione delle linee, con un ampio utilizzo dei “bussini” elettrici nel centro (avendoli però davvero a disposizione i bussini necessari- ad ottobre non era così, sono stati comprati successivamente-, e non dovendo quindi sopprimere delle linee per farne altre – gettando così un po' di fumo negli occhi -, e pensando anche al personale necessario per farli camminare).
RETE@SINISTRA
martedì 26 gennaio presentazione libro Buen Vivir
BUEN VIVIR
Per una nuova democrazia della terra
Presentazione del libro di Giuseppe De Marzo
Firenze, martedì 26 gennaio, ore 18.00
La Feltrinelli Librerie, Via de’ Cerretani 30/32r
PARTECIPANO
Marcello Buiatti, ordinario di Genetica e Presidente della Fondazione
Toscana Sostenibile
Paolo Cacciari, giornalista
Maria Grazia Campus, Associazione per una Sinistra unita e plurale
Caterina Ferrari, Università di Firenze
SARÀ PRESENTE L’AUTORE
Il libro
Giuseppe De Marzo
BUEN VIVIR
Per una nuova democrazia della Terra
Prefazione di Adolfo Pérez Esquivel / Postfazione di Gianni Minà
L’umanità è immersa in una crisi inedita, le cui cause vanno indagate in
profondità. Cause complesse che mettono in luce l’insostenibilità politica e
sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e
che pone domande forti, legate alla sopravvivenza stessa dell’uomo sul
pianeta. Concetti e strumenti come riformismo e rivoluzione non riescono
oggi ad affrontare e a risolvere problemi così complessi e interdipendenti.
La conseguenza è un altro enorme paradosso: vivere un tempo in cui vengono
poste domande forti ma le risposte appaiono estremamente deboli. Domande
come: esiste un’alternativa al modello capitalista? è realizzabile
migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può
coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare
un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? Dall’America
latina all’Asia, all’Africa, a molte comunità e territori del Nord del mondo
i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la
formazione di un campo nuovo. Una sociologia dell’assenza che a partire
dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva lavora
alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir e
su una relazione armoniosa con la natura. Educazione popolare, autogoverno,
orizzontalità, giustizia sociale, mutualismo, creatività e decolonizzazione
del potere sono gli strumenti e le pratiche che l’ecologismo dei poveri
utilizza per costruire una democrazia della Terra. Il protagonismo dei
movimenti indigeni, dei movimenti impegnati per la difesa dei beni comuni e
per i diritti di cittadinanza mette in luce la rottura del contratto sociale
e la necessità di ridefinirlo a partire dalle nuove condizioni poste dalle
crisi.
Giuseppe De Marzo, economista, attivista e portavoce dell’associazione «A
Sud».
L’Associazione A Sud è un'associazione italiana indipendente nata nel 2003
per affiancare i movimenti sociali e indigeni del Sud del mondo attraverso
la costruzione di ponti di comprensione, reciproco sostegno e solidarietà.
A Sud porta avanti in Italia ed in America Latina battaglie per la riforma e
la democratizzazione delle istituzioni finanziarie internazionali, per la
salvaguardia delle foreste e dei territori, per il riconoscimento del debito
ecologico del Nord verso il Sud del mondo, per la difesa dei beni comuni e
contro la privatizzazione dei serivizi basici, per un commercio
internazionale basato sulla solidarietà e la sostenibilità ambientale, per
la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte politiche.
I GIORNALISTI INTERESSATI POSSONO RICHIEDERE UNA COPIA OMAGGIO PER
RECENSIONE
Info
Ufficio stampa Casa editrice Ediesse _Carla Pagani
Via di Porta Tiburtina 36 - 00185 Roma
tel. 06 44870286 cel. 338 1143059 ufficiostampa@ediesseonline.it
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Sullo sgombero del campo Rom all'Osmannoro
evidenza le drammatiche condizioni di vita di tante persone che
sopravvivono negli interstizi della nostra società del benessere:
famiglie che vivono senza acqua, senza luce, in condizioni igieniche
intollerabili. Si tratta in questo caso di cittadini rumeni, molti con
Carta di Identità della Repubblica Italiana.
QUALI DIRITTI VENGONO RICONOSCIUTI A QUESTI CITTADINI?
Lo sgombero, ordinato dalla Questura per rispettare i diritti della
proprietà è stato rapido ed efficiente: le famiglie non hanno neanche
avuto il tempo di recuperare le poche cose che avevano all'interno
delle loro baracche. Le baracche sono state rase al suolo lasciando
sul terreno due enormi mucchi di "spazzatura": assi, lamiere e tutti
gli oggetti che erano all'interno. Gli abitanti, uomini, donne,
bambini, anziani, si sono ritrovati a cielo aperto, su un piazzale
lungo la via Pratese, senza la possibilità di ripararsi dal freddo (in
questi giorni era anche prevista una diminuzione della temperatura!)
né di cucinarsi un pasto caldo. Persino gli oggetti, in un trasloco,
vengono trattati con più cura e più cautela!!!
Le istituzioni, che avrebbero dovuto provvedere a trovare soluzioni
alternative per accogliere e alloggiare queste persone, si sono
dimostrate completamente indifferenti: tutta la vicenda si è svolta in
loro assenza, nonostante i ripetuti appelli e le richieste di
intervento da parte di singoli e di associazioni che sono intervenuti
per dare sostegno agli sgomberati. E' grazie a questi interventi che è
stato possibile, dopo due notti passate all'aperto, trovare
un'accoglienza temporanea per tutti.
QUESTO COMPORTAMENTO NON E' SOLO INACCETTABILE MA E' AI LIMITI DELLA
LEGALITA', DAL MOMENTO CHE VENGONO CALPESTATI I PIU' ELEMENTARI
DIRITTI DELLA PERSONA!
INVITIAMO TUTTE LE FORZE POLITICHE, LE ASSOCIAZIONI, I SINGOLI
SOGGETTI A ESPRIMERSI CON FORZA E A INTRAPRENDERE AZIONI E INIZIATIVE
VOLTE A RISTABILIRE IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI.
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale - Gruppo Pace e Inclusione
No alla cancellazione dei processi - Iniziativa unitaria per una giustizia efficiente e per il rispetto dei principi costituzionali
http://www.petizionionline.it/petizione/firenze-no-alla-cancellazione-dei-processi/364
giovedì 10 dicembre alle ore 18.00
Diciamo
no alla cancellazione dei processi,
no alle leggi ad personam,
no al processo breve.
si a una giustizia che funziona,
si alla tutela delle vittime,
si alla condanna dei colpevoli,
si a una giustizia che affronti l'emergenza delle carceri perchè la detenzione non sia disumana ma tuteli le/i detenute/i e sia realmente uno spazio di riabilitazione
COMUNICATO STAMPA Un’opera (nemmen) da tre soldi [ovvero la guerra ai mendicanti]
Un’opera (nemmen) da tre soldi [ovvero la guerra ai mendicanti]
Forse sarebbe opportuno dare una ripassata al significato delle parole e degli atti che vi si collegano e si scoprirebbe:
che chi insulta un giocatore perchè nero è chiaramente razzista,
che quanti danno luogo alla caccia all’immigrato irregolare per festeggiare il Natale, all’insegna di un’interpetrazione da Ku Klux Klan del motto “White Christmas”, sono persone che hanno perso ogni dimensione umana (definibili quindi come “stronzi”, per usare il linguaggio “finiano”),
che il Sindaco che emana ordinanze contro i mendicanti è altrettanto chiaramente un amministratore che si comporta da “sceriffo”, benchè lo neghi (in quanto privilegia le politiche repressive e securitarie a quelle sociali e inclusive che sarebbe suo compito promuovere).
Con l’ormai lungo elenco di provvedimenti assunti dalle amministrazioni locali, in modo assai fantasioso, e talvolta anche crudele (con Firenze spesso capofila in tal genere di operazioni), volti a colpire i lavavetri, i suonatori ed i venditori ambulanti, i giocolieri, i graffitari, i mendicanti, chi si siede sui gradini delle chiese, chi stende i panni alle finestre – e la serie potrebbe proseguire –, si è avviato un giro vizioso (per cui ad ogni presunta sensazione di insicurezza nella popolazione e ad ogni presunto attentato al decoro si è risposto con una atto repressivo, che ha dato luogo ad ulteriori allarmismi e quindi ad altre misure securitarie). L’unico risultato concreto non è stato certo quello di rendere maggiormente sicure e vivibili le città, bensì, piuttosto, di fare da sponda, consapevolmente o meno, alle politiche razziste del Governo.
Anche per ciò che riguarda i mendicanti e le ragioni che hanno determinato l’ultima uscita di Palazzo Vecchio, va ribadito con forza che esistono già norme volte ad impedire azioni fastidiose ed offensive, da parte di chiunque. L’ordinanza in questione da un lato ha un effetto di annuncio – come tipico della Giunta Renzi -, dall’altro non fa altro che alimentare, come si riscontra in tutti provvedimenti di questa natura, l’intolleranza diffusa, che si respira nell’aria, che si coglie nei bar o viaggiando in autobus, che ha ormai superato il livello di guardia. Intolleranza verso chiunque sia portatore di un modello di vita e/o di usi e costumi diversi da quelli votati al consumo e all'indifferenza, gli unici ritenuti "decorosi" dai nostri amministratori e da coloro che ci governano".
Facciamo appello a tutte e tutti coloro che avvertono i pericoli, per la democrazia e per la civiltà, insiti nell’attuale situazione, a prendere posizione, ad esprimere il proprio no al razzismo, in qualunque forma si manifesti, a contrastare con decisione le azioni istituzionali che accrescono il clima intollerante esistente, a cominciare da quelle locali cosiddette “per il decoro e la sicurezza”. Perchè Firenze deve tornare ad essere “città operatrice di pace, nel segno della solidarietà e dell’accoglienza”, contribuendo così ad una svolta decisa negli orientamenti generali del Paese.
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale- RETE@SINISTRA
Sandra Carpilapi cell.3382708123 mail: sandra.carpilapi@unifi.it
Jacopo Landi cell. 3482539980 mail: jacopolandi@hotmail.com
NOBDAY- ROMA – sabato 5 dicembre PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE
NOBDAY- ROMA – sabato 5 dicembre
organizzata dal COMITATO NO BERLUSCONI DAY
Il Link al blog della manifestazione http://www.noberlusconiday.org
Vengono organizzati pullman da Firenze per faciliatare la partecipazione al NOBday
L'organizzazione dei pullman è curata da: Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze, Comitato per la difesa della Costituzione di Firenze, Carovana per la Costituzione –SEMPRE e Libertà e Giustizia Toscana
Informazioni logistiche:
La partenza dei pullman è fissata per le ore 09:30 dal Saschall- ritorno previsto ore 24.
La manifestazione da p.za della Repubblica a p.za del Popolo prenderà inizio alle ore 14.
Costo: 18 €
per prenotazioni:
Andrea 338-1559006 fratomass@katamail.com
Marcella 333-6177954 mbresci@email.it
Annaclaudia 339-4973413 pippoli@interfree.it
Alessandro 335-7372411 toscana@libertaegiustizia.it
LE PRENOTAZIONI SI CONCLUDONO GIOVEDI’ 3 DICEMBRE
martedì 6 ottobre Assemblea dell'Associazione
con all'ordine del giorno:
Cari e care
L'ultimo Comitato operativo è stato molto importante per l'Associazione. I temi sono stati tanti e tanti gli interventi con toni di grande rispetto nonostante la discussione fosse estremamente seria, perchè si trattava d'indicare una possibile nuova rotta dell'Associazione. All'ASSEMBLEA MARTEDI' 6 OTTOBRE ALLE 21.15 A PORTE NUOVE continueremo la discussione.
Abbiamo ribadito che Il nostro ruolo cittadino, nel deserto in cui è precipitata la sinistra a Firenze annichilita dal Sindaco piglia tutto, dovrà essere attivo come è stato fin ora, una funzione concreta come per l'organizzazione delle manifestazioni nazionali del 3 ottobre a Roma per la libertà d'espressione e quella antirazzista del 17 sempre a Roma. Un ruolo che come abbiamo ribadito unanimemente ieri sera è di difesa della democrazia che in questo paese è ad ogni livello sotto attacco come non mai, perchè di questo si tratta, la difesa di spazi liberi, di vita, di ossigeno civile sempre più carente in una società permeata d'indifferenza. E in questo senso rinnoviamo l'invito (allego un nostro appello) a tutta la sinistra fiorentina a incontrarci in uno spazio libero di proposta, una proposta che vada a inserirsi nei luoghi che il populismo del sindaco non pratica e lascia scoperti, uno spazio per ritrovare una massa critica che in città si è persa, speriamo non irrimedabilmente, per errori di tutti
Nazionalmente la discussione è, se possibile, ancora più complessa, alcuni di noi si sono impegnati nell’elaborazione della nuova proposta nata a Perugia, proposta già circolata in lista, e che parte dal presupposto che non esistono solo le due sinistre residuali e plurisconfitte, ma che ci sono tante realtà, tante associazioni, tante compagne e compagni che in giro per l'Italia hanno altre idee capaci di essere praticate razionalmente se messe a rete. Persone e associazioni che non pensano si possa tornare ad essere credibili e vincenti a sinistra ripartendo dal quadro che ci hanno consegnato le elezioni europee.
Personalmente, come ho già affermato nel C.O. trovo quella proposta condivisibile nell’analisi e densa di spunti utili al rinnovamento della politica che abbiamo sempre auspicato e che forse è giusto tentare in prima persona di attuare, insieme a chi ne condivide il senso profondo.
Sia chiaro che non ci sono ragioni certe, che non ci sono compagni e compagne che sono nel torto o nella ragione, anzi sono da rispettare tutti coloro che dalla base s'impegnano per i percorsi in cui credono. Anche noi siamo tra questi, abbiamo intravisto una strada che ci sembra percorribile nella quale pensiamo sia possibile spenderci, non sappiamo come andrà, ma crediamo al momento possa essere la via per noi. Questo percorso vorremo sottoporre all'attenzione dell'Assemblea. E’ un momento importante che è giusto sia partecipato nella maniera più libera possibile, e che contenga le emozioni e le riflessioni e i contributi di tutti. Per questo spero ci sia davvero una larga partecipazione all’ASSEMBLEA che si svolgerà MARTEDI' 6 OTTOBRE ALLE 21.15 A PORTE NUOVE.
Jacopo Landi
Manifestazione 3 ottobre a Roma- per la libertà di stampa e con i precari della scuola
TRA GLI ENIGMI DELLA SINISTRA- una serata insieme Giovedì 17 settembre
TRA GLI ENIGMI DELLA SINISTRA
Proposte per uscire dalla crisi ... in verticale, non in orizzontale!
Serata di autofinanziamento con buffet, enigmi, musica, proposte concrete per uscire dalla crisi
Giovedì 17 settembre ’09
Casa del popolo via Maccari
dalle Ore 19.00
oltre la cena a buffet...
• “Giocare a sinistra per non giocarci la sinistra” con Angelo Mastrandrea della direzione de Il manifesto e "responsabile" della Sinistra enigmistica
• “Le 15 proposte per affrontare la crisi economica " di e con esponenti di Sbilanciamoci
• la manifestazione di Sabato 19 a Roma in difesa della libertà di stampa – intervento di Marzio Fatucchi della Federazione Nazionale della Stampa
Quota Base per la cena
(chi può e vuole è libero di strafare!)
Adulti 18 euro
Ragazzi/Studenti 10 euro
Per prenotarsi inviare e.mail a
jacopolandi@hotmail.it o sandra.carpilapi@unifi.it
PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DI SABATO 19 SETTEMBRE PER LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DI SABATO 19 SETTEMBRE PER LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
ORGANIZZATA DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA
Vengono organizzati pullman da Firenze per faciliatare la partecipazione alla Manifestazione di sabato 19 a Roma.
L'organizzazione dei pullman è curata da Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze, Comitato per la difesa della Costituzione di Firenze e Carovana per la Costituzione - SEMPRE.
Il Link al blog della manifestazione http://fnsi-libera-informazione.blogspot.com/
Informazioni logistiche:
La partenza dei pullman è fissata per le ore 10.30 dal Saschall- ritorno previsto ore 24. La manifestazione in Piazza del Popolo prenderà inizio alle ore 16.
Costi:
Euro 20 adulti
Euro 15 studenti e disoccupati
Prenotazioni:
Gianfranco 339-3563045 info@xsinistaunitaeplurale.it
Marcella 333-6177954 mbresci@email.it
Annaclaudia 339.4973413 pippoli@interfree.it
LE PRENOTAZIONI SI CONCLUDONO GIOVEDì 17 SETTEMBRE
QUESTIONARIO- Traccia per una con-ricerca a sinistra (estate 2009)
Questionario da compilare on-line
QUESTIONARIO- Traccia per una con-ricerca a sinistra (estate 2009)
La sinistra è in crisi. Ha perso consensi, rappresentanza sociale, influenza politica e culturale. Cresce il numero delle persone che, deluse e scoraggiate, si disimpegnano dalla politica attiva. Ma si affacciano anche nuovi progetti e nei territori si fanno nuove esperienze.
Dunque, una crisi vera e dura, che però non produce solo abbandono e rassegnazione e che, proprio per questo, può essere contrastata.
L’Associazione x una sinistra unita e plurale di Firenze è un’associazione di donne e uomini iscritte/i o no ai partiti, impegnate per l’unità e per un radicale rinnovamento della sinistra.
Nel promuovere questa indagine ci proponiamo di rendere un servizio a tutte le componenti della sinistra, di partito, di movimento, culturali. Conoscere in modo approfondito giudizi, sentimenti, aspirazioni di coloro che si collocano nel campo della sinistra è forse il modo migliore per iniziare un nuovo discorso.
Per compilarlo online
Per scaricarlo ( e adattarlo anche a situazioni locali)
Sollicciano: una parte della città abbatte i silenzi ed è solidale con i detenuti in lotta e le loro famiglie
Comunità dell’Isolotto, Ass.ne Pantagruel, Gruppo carcere Le Piagge, Ass.ne Fuori Binario, Ass.ne L’Aurora, Movimento di Lotta per la casa, Ass.ne Liberarsi, Perunaltracittà, Ass.ne per la sinistra unita e plurale, - Firenze, 21 agosto 2009
Sollicciano: una parte della città abbatte i silenzi
ed è solidale con i detenuti in lotta e le loro famiglie
Le proteste dei detenuti del carcere di Sollicciano hanno ricordato a tutti, alle forze politiche e ai cittadini di Firenze, che con i soldi delle nostre tasse e in violazione palese dell’art. 27 della Costituzione, cittadini come noi, più della metà dei quali in attesa di giudizio, vengono costretti in condizioni disumane.
La popolazione carceraria, composta ormai per il 70% da detenuti extracomunitari e da molti tossicodipendenti, è da molti anni rassegnata, poco politicizzata e si tiene lontana dalle proteste. La mobilitazione iniziata il 18 agosto e tuttora in corso è il segno che ogni limite è stato superato: per ammissione della stessa direzione del carcere le proteste sono state originate da richieste legate alla mera sopravvivenza: proteste contro il pane ammuffito, per poter fare la doccia la domenica, per poter accedere più spesso al campo sportivo, avere materassi decenti, poter contattare telefonicamente i propri familiari.
Si tratta di condizioni minime di sopravvivenza per persone che sono costrette nelle celle 22 ore al giorno, alimentate (a Sollicciano) al costo giornaliero di 1,53 euro, ristrette in condizioni che la Corte di Giustizia europea ha definito, nella recente sentenza sul caso del detenuto bosniaco che ha scontato la sua pena per 18 ore al giorno in uno spazio inferiore ai 3 metri, come “trattamenti inumani e degradanti”. Questa situazione dovrebbe far riflettere la politica e tutti noi sul senso dell’istituzione carcere: che rapporto potranno avere in futuro con la società persone che, affidate alla responsabilità dello Stato, sono costrette a vivere in condizioni di questo tipo? Quante possibilità ci sono che non tornino a delinquere?
Ricordiamo ancora che il carcere fiorentino è stato costruito per 460 persone e che ora ne ospita più del doppio, ammassate in 3/4 nelle celle singole, in 9 nelle celle da tre posti, con pochi educatori e scarso accesso al lavoro e ad altre attività. A Sollicciano ci sono stati molti suicidi e diversi detenuti sono morti per i ritardi nell'assistenza sanitaria o in circostanze non chiarite. Qui spesso l'autolesionismo è l'unico mezzo, per i detenuti, per affermare la propria esistenza; sono stati frequenti i pestaggi sistematici, regna la violenza ed è massiccio l’uso di psicofarmaci.
Nei giorni scorsi, nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", molti parlamentari e consiglieri regionali hanno visto direttamente la situazione vergognosa nella quale sono tenute nelle carceri italiane oltre 65.000 persone. Per essere conseguenti ora dovrebbero smettere di usare la "sicurezza" come uno strumento di propaganda politica; dovrebbero abolire la legge Bossi-Fini, la legge Fini-Giovanardi, la ex-Cirielli e la recente legge Maroni, che contribuirà a far affluire inutilmente gente nelle galere aggravando il sovraffollamento. Dovrebbero fermare l'inutile spreco di soldi e la speculazione del "piano carceri", puntando invece sulle misure alternative alla detenzione (le sole che evitano le recidive), sulle politiche sociali, sull'immediata abolizione degli OPG e delle carceri minorili.
Sosteniamo le richieste dei detenuti e ci impegniamo a riportare l'attenzione sulla questione carcere, coinvolgendo la città in una questione sociale che Firenze deve vivere come prioritaria perché tocca i diritti umani fondamentali delle persone detenute e i diritti sociali di ognuno di noi.
Comunità dell’Isolotto, Ass.ne Pantagruel, Gruppo carcere Le Piagge, Ass.ne Fuori Binario, Ass.ne L’Aurora, Movimento di Lotta per la casa, Ass.ne Liberarsi, Perunaltracittà, Ass.ne per la sinistra unita e plurale, - Firenze, 21 agosto 2009
Solidarietà ad Eros Cruccolini, in ossequio ai principi della Costituzione"
Esprimiamo la nostra piena solidarietà ad Eros Cruccolini per gli indegni attacchi che ha subito da parte del Presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani e dei consiglieri di centro-destra suoi corifei.
E' del tutto irragionevole che Giani e soci pretendano con arroganza l'applicazione di una legge non ancora entrata in vigore.
Ma il punto centrale è che il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, al cui interno vi è il divieto di sposare i migranti privi di permesso di soggiorno (e che sarà legge a tutti gli effetti a partire dall'8 agosto), risulta un provvedimento in contrasto con i principi della Costituzione e con i diritti della persona affermati a livello internazionale.
Perciò ha suscitato critiche, perplessità, riserve in Italia, in Europa, in sede ONU.
Nel caso in questione, è per noi evidente che il diritto di due persone a sposarsi ed a veder riconosciuta la loro unione prevale su ogni altra considerazione.
Non solo, quindi, è giusto quello che ha fatto Cruccolini, e continuerà ad esserlo anche dopo l'8 agosto, ma risulta doveroso compiere atti del genere per chiunque non voglia essere complice di norme razziste e contrarie ad elementari principi di civiltà.
Qualcuno ha parlato al riguardo di necessarie forme di “disubbidienza civile”.
Noi pensiamo che si tratti di semplici atti di ubbidienza. Alla Costituzione ed alla coscienza civile.
Il prestigio di Palazzo Vecchio, e delle sue sale – siano esse il Salone dei Dugento o quello dei Cinquecento, la Sala Rossa o quella di Clemente 7° -, non sta certo nell'adeguarsi a norme razziste, come pensa l'ineffabile Giani, ma nel fatto che sono teatro di eventi volti a far sviluppare la democrazia, la giustizia, l'incontro fra i popoli (com'è avvenuto quando hanno ospitato i “colloqui mediterranei” promossi da Giorgio La Pira negli anni 50 o la Convenzione Antirazzista del 1989).
Invitiamo, infine, il Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale ad esprimere la propria netta volontà di impegnarsi per contrastare la deriva razzista, di cui il “pacchetto sicurezza” è espressione.
WWW.XSINISTRAUNITAEPLURALE
Jacopo Landi cell. 3482539980 mail: jacopolandi@hotmail.com
Sandra Carpi Lapi cell.3382708123 mail: sandra.carpilapi@unifi.it
Assemblea 7 luglio 2009
Si inizia alle 18...
abbiamo previsto un buffet per cena, si riprende al volo fino alle 24, sotto gli alberi del parco
tradotto il Contratto per l'Europa di EuropeEcologie-Francia
Laboratorio per Firenze- alcune idee per la città- giovedì 28 maggio
SMS di Rifredi- Via Vittorio Emanuele 303
costituito il comitato fiorentino per " fallimento del referendum elettorale del 21 giugno 2009"
per altre adesioni e per contattarci: e-mail: fallimentoreferendumelettorale@gmail.com
PER UNA VERA RIFORMA ELETTORALE
IL 21 GIUGNO NON VOTARE AL REFERENDUM
Il 21 giugno siamo chiamati a votare per il referendum sulla legge elettorale.
Il testo di legge risultante dall’eventuale vittoria del referendum produrrebbe effetti peggiorativi della già pessima legge elettorale vigente (che il suo inventore Calderoli definì “una porcata”).
Quella legge va cambiata, ma nel senso opposto a quello proposto dal referendum.
La stampa e i due maggiori partiti (PDL e PD) stanno propagando false motivazioni a sostegno del SI, ma l’approvazione della proposta referendaria non farebbe che amplificare i già gravi tratti anti-democratici della legge attuale:
- il 55 per cento dei seggi della Camera dei Deputati , invece che alla coalizione vincente , verrebbe assegnato alla lista che prende anche un solo voto in più delle altre, indipendentemente dalla percentuale di voti realmente raccolti.
Peggio della legge Acerbo che nel 1923, per favorire Mussolini, fissava al 25% la soglia minima dei consensi per ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento.
- verrebbe eliminata la possibilità di candidature multiple (cioè la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni), ma rimarrebbero le liste bloccate: quindi non si intacca il monopolio delle segreterie di partito sulla selezione dei candidati e non si restituisce ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
- al Senato si mantiene il premio di maggioranza a livello regionale, non garantendo la costituzione di una maggioranza omogenea in entrambi i rami del parlamento
Non modernità, ma emergenza democratica: l’obiettivo di questo referendum è un bipartitismo approssimativo e affrettato, imposto per legge, che consegnerebbe il potere a vita a Berlusconi, dando al Pd l’illusione di poter governare, un lontano domani, con la stessa maggioranza blindata.
Visto l’impegno dei 2 maggiori partiti e di tutti i media, l’unica risposta possibile è quella di impedire che si raggiunga il quorum del 50 per cento necessario perché il referendum abbia validità.
Per fare questo è importante non andare a votare o rifiutare le schede dei quesiti referendari, nel caso in cui l'elettrice/elettore sia chiamato a votare al ballottaggio delle amministrative. La possibilità del non voto è prevista dall’art. 75 della Costituzione ed è una scelta responsabile.
Con un tuo voto contrario o con le schede bianche contribuisci invece al raggiungimento del quorum.
- Votare NO significa dichiararsi a favore della legge attuale.
- Votare SI significa modificare la legge attuale, ma in senso più anti-democratico.
- NON ANDARE A VOTARE O RIFIUTARE LA SCHEDA REFERENDARIA, contribuendo al mancato raggiungimento del QUORUM, significa volere un’altra legge elettorale.
Se voti fai felice Berlusconi.
Il 21 giugno NON VOTARE AL REFERENDUM
Comitato fiorentino per il fallimento del
Referendum elettorale del 21 giugno 2009
Associazione Il Filo Rosso, Associazione x la Sinistra Unita e plurale di Firenze, Associazione "La Sinistra" per Firenze, Associazione La Sinistra Scandicci, Comitato per la Scuola della Repubblica, Carovana per la Costituzione, Comitato per la Difesa della Costituzione, Giuristi Democratici- sezione fiorentina, Liberacittadinanza, Pdci, PerUnaltracittà, PMLI, PRC, Sinistra per la Costituzione, Spini per Firenze, Verdi.
mercoledì 27 maggio presidio per una legge regionale sull'immigrazione
VENERDì 8 MAGGIO 17.15 alle PORTE NUOVE 33 costituzione del "Comitato fiorentino per il NON VOTO al Referendum Gazzetta".
Firenze, circolo arci in via PORTE NUOVE 33
Sul voto del Referendum Guzzetta-Segni si è in questi giorni ampiamente esercitata la demagogia politico-mediatica strumentalmente legata ai risparmi pro terremotati. Berlusconi ha dovuto cedere alla Lega rinunciando all'accorpamento con il primo turno delle amministrative e delle europee, e questo certo diminuisce la probabilità di raggiungimento del quorum che avrebbe comportato una prevedibile vittoria del Sì, ma l’associazione con i ballottaggi il 21 giugno non ne elimina del tutto il rischio. A favore dei quesiti referendari sono infatti schierate le due maggiori forze politiche di governo e di opposizione – PDL e PD – e tutti i principali mezzi d’informazione; all’opposizione troviamo, in Parlamento, soltanto la Lega e l’UDC, mentre la frammentata sinistra è ormai extraparlamentare. Quindi ci proveranno, a far passare questo pericolosissimo ulteriore strumento di degrado della democrazia parlamentare cosi come e' prevista e concepita in Costituzione, di fatto "violentando" l'impalcatura stessa e lo spirito della Carta costituzionale.
Il referendum mira infatti ad introdurre un premio di maggioranza alla "lista" (e non più alla coalizione) che risulti vittoriosa, quindi in Parlamento avrebbe la maggioranza assoluta un partito che nel Paese ha la maggioranza relativa, anche molto bassa. Tale premio avrebbe caratteristiche ben peggiori di quello che venne tentato nel 1953 dalla "legge truffa": allora De Gasperi avrebbe ottenuto sì il 65% dei seggi, ma solo se avesse superato il 50% dei voti; il referendum di Guzzetta e compagni è invece simile alla legge Acerbo-Mussolini del 1923 che attribuiva il 66% dei seggi a chi avesse avuto la maggioranza relativa dei voti; la soglia minima era solo il 25%, nella "Guzzetta", addirittura, non è prevista affatto.
Si vuole cioè trasformare il bipolarismo in bipartitismo, altrettanto coatto. L'intento evidente è quello dell'omologazione dei due schieramenti che competono, con la riduzione delle forze minori a satelliti ininfluenti delle due maggiori. Combinando inoltre «voto utile» e «soglie», si ottiene la liquidazione definitiva, per via istituzionale, di ogni percepibile futura rappresentanza parlamentare per le forze dell'alternativa di sinistra, e più in generale di ogni forma di pluralismo, mortificando così il diritto di tutti i cittadini di scegliere liberamente il partito per partecipare alla determinazione della politica nazionale (art. 49). È vera emergenza democratica.
La modifica così ottenuta farebbe rientrare dalla finestra quel principio estraneo alla nostra Costituzione che è stato respinto dalla porta del referendum costituzionale nel giugno 2006: cioè la determinazione del governo da parte degli elettori, mentre la Carta delinea un sistema in cui al Parlamento vanno le funzioni di rappresentante del popolo e di formazione della maggioranza che, nel dialogo col Presidente della Repubblica, individua il Presidente del Consiglio, dà la fiducia al Governo e lo sostiene.
Tutti gli altri aspetti deprecabili della legge Calderoli resterebbero in vigore:
- le liste bloccate di candidati scelti dalle segreterie dei partiti senza alcuna partecipazione popolare;
- il premio per il Senato attribuito per regione, quindi legato alle vicende delle varie regioni e possibili maggioranze al Senato addirittura diverse da quelle della Camera;
- l'ampiezza delle circoscrizioni, con lunghe liste di candidati del tutto estranei al territorio.
L’unico effetto positivo starebbe nell’impedire le candidature multiple dei "vip", il quesito va su scheda a parte, ma è talmente negativo l’effetto sulla rappresentatività democratica di tutto il resto che questo ci appare ben magro compenso, un misero specchietto per le allodole.
Questo Referendum non deve passare, e tutte le forze sociali e politiche che tengono alla vitalità della democrazia, che sono impegnate nella difesa e nell’attuazione dei principi costituzionali dell’uguaglianza del voto (art. 48 Cost.) e del diritto di tutti i cittadini ad associarsi liberamente in partiti politici per concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.), pensiamo che debbano organizzarsi e mobilitarsi per farlo fallire, affiancando ed includendo questo impegno nella propria campagna elettorale. Nel nostro territorio e nella nostra regione, dove sono probabili diversi ballottaggi il 21 giugno, a cominciare da Firenze, questo compito deve e può essere svolto efficacemente, nelle forme e sui contenuti che insieme vi proponiamo di individuare.
Vi invitiamo perciò a partecipare a una prima riunione per la formazione del Comitato fiorentino per il NON VOTO al Referendum Gazzetta, proponendovi d’incontrarci VENERDì 8 MAGGIO alle ore 17,15 in VIA DELLE PORTE NUOVE 33.
L’Associazione per la Sinistra Unita e Plurale di Firenze
Terremoto in Abruzzo- iniziativa martedì 28 aprile
Terremoto in Abruzzo Un disastro ‘naturale’ o un disastro istituzionale? Le priorità del territorio Martedì 28 Aprile ore 21,15- Firenze Giardino dei ciliegi - Via dell'Agnolo, 5
Un disastro ‘naturale’ o un disastro istituzionale?
Le priorità del territorio
Giardino dei ciliegi - Via dell'Agnolo, 5
Dimitrij Palagi - volontorio Brigate solidarietà attiva *campo di Tempera
Giulia Spalla- volontaria psicologa *campo di ONNA
Francesco Indovina - urbanista
Giancarlo Paba- urbanista
Raffaele Palumbo- inviato in Abruzzo di Popolare network
Stefano Tanini- Genio Civile Firenze
www.xsinistraunitaeplurale.it
laboratorio per Firenze- documento del gruppo di lavoro Territorio
Assemblea giovedì 16 aprile 2009
l'assemblea è fissata per giovedì 16 ore 21 al circolo ARCI il Campino, in via caccini.
Abbiamo provato come s.u.p. a svolgere un certo ruolo in queste elezioni fiorentine ed è andata come è andata. Se ci può consolare, forse poteva andare anche peggio: meno dialogo, più incomprensioni frammentazione e rancori vari. Forse. Io credo che in ogni caso non dobbiamo dimenticare che il disastro nasce altrove: più al fondo, nella frammentazione sociale, nella solitudine politica di un sacco di gente che non sa più chi è, anche quando sa ancora abbastanza bene chi non è - "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" eccetera. Dovremmo sempre scommettere sul fatto che non tutta Firenze, non tutta l'Italia abbia consumato la deriva populistica-servile-spettacolare che appare da Vespa o a Matrix (mai titolo di programma fu più adatto). E per questa altra città dovremmo provare a offrire spazi, iniziative, luoghi di confronto.
Già sabato 18 c'è la giornata antirazzista che si può cercare di animare di vita alternativa; e poi ci sono le questioni legate all'urbanistica e al piano-casa di Berlusconi; il tema della laicità, con il laboratorio che è nato a Firenze dopo l'iniziativa promossa da rifondazione (ma non solo) e la consulta che è sorta a livello più istituzionale. Su questi temi possiamo riprendere anche il confronto con le forze politiche impegnate in campagna elettorale, essere presenti in un modo che non è quello del banale schieramento (per noi, peraltro, complicato visto che siamo davvero al nostro interno plurali, per fortuna). Ma poi possiamo anche tentare di creare dei luoghi dove la discussione e l'agire politico inventino qualcosa d'altro rispetto alle forme tradizionali del dibattito: riprendere quel discorso sulle pratiche diverse di partecipazione - in piccoli gruppi, con modalità ravvicinate e più inclusive di intervento e ascolto - di cui abbiamo parlato più volte e che poi abbiamo un po' abbandonato, presi da altro. Possiamo dare così anche un nostro contributo alla città antiRenzi e antiGalli. E allo stesso tempo mantenere aperti i ponti per una riflessione dell'intera sinistra su stessa e sul mondo, ponti che è bene malgrado tutto non si chiudano. Sempre ovviamente che la sinistra abbia ancora qualcosa da dire sul mondo e non solo inseguire il berlusconismo o le nostalgie del tempo perduto.
Io continuo a pensare che se non riusciamo a dare voce ai tanti soggetti che non ce l'hanno (ragazze e ragazzi soprattutto), pur avendo un sacco di cose da dire e da fare - non c'è tanta speranza per noi. Non credo che dai vecchi protagonisti di un sacco di disastri - e noi facciamo parte del gruppo, anche se un po' fuori coro - possano venire grandi soluzioni. E' già molto se ci poniamo il problema. E cerchiamo ancora...
un abbraccio,
andrea ( Bagni)
Le barbarie del "pacchetto sicurezza"- siamo con Kante Kadiatou
Comunicato del 3 aprile 2009
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Comunicato stampa: Le barbarie del "pacchetto sicurezza"- siamo con Kante Kadiatou Si temeva che succedesse ed è successo. Kante Kadiatou, 24 anni, fugge dalla Costa d'Avorio con una storia orribile alle spalle: il marito ucciso, lei sequestrata e seviziata. Arriva in Italia, chiede subito asilo politico, le viene rifiutato. Riprova. Intanto le scade il permesso di soggiorno. È incinta. Partorisce in un ospedale di Napoli.
È una clandestina? Ma di che. Tutti sanno chi è, dove vive, che lavoro fa il suo compagno. Però sono complicate le sue carte, anche se non ne manca nessuna. Arrivano i carabinieri all'ospedale chiamati da qualcuno più realista del re, zelante servitore dello Stato Etico e delle sue (prossime venture) leggi razziali. Arrivano i carabinieri e le portano via il figlio. Per dieci giorni non lo potrà allattare. Qui non è solo questione di burocrazia – e a rigore neanche di nuove leggi, perché il "pacchetto sicurezza" che dovrebbe proteggerci dai neonati ancora non è legge dello stato. Nel pacchetto sono le misure che impongono ai medici di denunciare gli irregolari, "clandestini" perché magari gli è semplicemente scaduto il permesso di soggiorno, che si rivolgono a loro con l'assurda pretesa di essere donne e uomini che hanno bisogno di cure. Non è questione né di burocrazia né di leggi. È questione di barbarie. Di una cultura di paura e di odio che già attraversa le masse di anime perse e detta le nuove leggi razziali; una cultura a sua volta alimentata dall'orizzonte simbolico che questo spettacolare governo autoritario produce di fatto per il solo fatto di pronunciare certe parole; perché le parole autorizzano i peggiori pensieri; sono pietre ma anche mattoni che costruiscono muri e prigioni. Oggi ospedali, scuole, ambulatori, sono diventati luoghi pericolosi per chi non è in regola. Per la nuda vita di chi è solo umano: non cittadino a tutti gli effetti, dotato di carte di identità e soprattutto carte di credito. Negli ospedali e nelle scuole ci si espone, si mostra la propria vita autentica, la propria fragilità esistenziale. Dunque si può essere scoperti diversi, riconosciuti e censiti come indesiderabili. Si è deboli negli ospedali, si ha bisogno di aiuto e di cura. Perché non approfittarne. In fondo già a Genova nel 2001 chi, ferito, si era rivolto agli istituti sanitari si era poi ritrovato a Bolzaneto. Siamo tutti clandestini, davvero. Se non si è educati all'obbedienza e all'egoismo, allineati al nuovo ordine mondiale, solvibili; se non si sta con questa destra indecente, con il nuovo "partito degli italiani", si è fuori, estranei e nemici, non italiani. Siamo tutti clandestini. Però possiamo essere anche il grande popolo degli irregolari, di tutti i colori. Fratelli. Possiamo costruire relazioni, aiuto reciproco, le radici di un'altra cittadinanza universale tutta politica. Che cresce nei luoghi pubblici dove si porta intera la propria persona: negli ospedali, nelle scuole, nelle università, nelle piazze. Anticorpi possibili. Corpi anti, che non piaceranno né a Berlusconi né al Vaticano perché la libertà la vivono nel legame con l'altro, ma in un confronto alla pari: non affidandola a una comunità gerarchica tenuta insieme da una verità assoluta. Da qui comincia la resistenza, da dove circola un'altra esistenza, fatta di mutuo soccorso, di relazioni, di riconoscimento reciproco umano. Magari anche da Firenze. Ma c'è parecchio da fare, e non tantissimo tempo. I coordinatori: Andrea Bagni 329/1467867 Laura Bennati 347/5643182 |
Tavolo della sinistra- comunicato del 27 marzo 2009
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Comunicato Stampa
Oggetto: Tavolo della sinistra
La Sup ha ritenuto che le tre candidature proposte a sinistra, quella alternativa al PD di Renzi, fossero un disastro da evitare rispetto alla destra e a quella svolta clericale mediatica del partito democratico. Ci pareva indispensabile tentare di dare voce e rappresentanza a quella città che chiede equilibrio e spazio per le relazioni umane sul terreno dell'urbanistica, della tutela ambientale e della democrazia del territorio contro il desiderio bulimico di cemento dei soliti noti costruttori. Alla città che chiede una svolta sul piano dell'etica della politica e della laicità dello stato – cioè della libertà personale e del valore di quelle relazioni ravvicinate di fiducia fra le persone, che non può essere colonizzato da uno stato etico. Ci sembrava che un'alleanza con questo orizzonte di proposta e di trasformazione fosse un dovere morale. Come associazione abbiamo proposto di mettere intorno a un tavolo coloro – partiti, associazioni, singoli e singole, liste e forze politiche - che avevano avanzato proposte e idee per la sinistra a Firenze. C’erano molte differenze e anche molte diffidenze. Si trattava poi per noi di chiedere a tutti un passo indietro: di considerare le proprie candidature, più o meno formalmente avanzate, una risorsa che veniva messa a disposizione della coalizione. Ed è su questa che si scommetteva. L’idea di una unità nella pluralità, non un nuovo arcobaleno, ma un progetto di governo e un percorso comune. L'idea era di trovare qualcosa di più profondo, un'idea di città e di vita collettiva, di etica della politica e di urbanistica della democrazia, che desse senso alla coalizione. Come sono andate le cose? All'inizio è sembrato che le distanze non fossero insormontabili sui programmi. Su molte questioni concrete e spinose della città un accordo è stato trovato. E non solo decente: qualificato e significativo. Citiamo solo alcuni elementi: sottoattraversamento tav, inceneritore e questione dei rifiuti, Castello. Perfino sulla tramvia. Sembrava ci fosse la volontà politica di trovare un terreno comune di proposta per un’altra Firenze. Sembrava che l'esigenza di fare un passo avanti, dopo la candidatura di Renzi, per allargare la coalizione e rivolgersi a una città in cerca di rappresentanza fosse condiviso. Restava da trovare un nome per la candidatura a sindaco che non parlasse solo a noi soggetti seduti a quel tavolo, ma a tutta la città.
Qui le cose si sono fatte difficili , non solo per i personalismi . Esistevano progetti diversi che non si è riusciti a superare. Qualcuno aveva proposto il proprio nome in un'ottica anche unitaria, ma nel senso che mirava (legittimamente) ad accogliere le maggiori adesione possibili intorno alla propria candidatura. Altri avevano in mente un progetto politico radicato altrove rispetto all’idea di una coalizione ampia – dunque necessariamente disponibile alle mediazioni fra i diversi.. Altri ancora cercavano davvero un accordo che offrisse a partiti e identità forti uno spazio più largo per costruire relazioni senza perdere la propria specificità. C'è chi è stato più corretto e chi meno nel suo modo di stare seduto a quel tavolo, lavorando davvero soltanto per costruire la coalizione. Il punto è che di fronte alle difficoltà sul trovare una candidatura comune adeguata alcuni soggetti hanno scelto di ritornare al proprio progetto originario
Non era facile e non ce l'abbiamo fatta. Forse non era condivisa fino in fondo da alcuni/e quell'emergenza collettiva, per certi versi non solo politica ma civile, da cui si era partiti. Riteniamo anche grave che il mondo intellettuale fiorentino di fronte a questo importante tentativo di unire tutta la sinistra sia rimasto a guardare da fuori, senza alcuno slancio di generosità, rinunciando a svolgere un ruolo attivo e diretto a incidere in un processo che tanto bisogno aveva di un loro più concreto contributo.
Quello di cui siamo convinti è che sarebbe un segno di civiltà del fare politica se nessuno falsificasse la vicenda che si è vissuta parlando di tentativi di allargare democraticamente il confronto fuori delle chiuse stanze dove tutti gli altri volevano tenere segrete le trattative di vertice. Sono caricature e falsificazioni tutt'altro che nuove, vecchissime, che rischiano solo di avvelenare rapporti che dovrebbero restare aperti a un confronto decente e corretto anche per il futuro – che non finisce il 7 giugno. Ci sembra inoltre scorretto rendere pubblici i nomi delle persone contattate soltanto in modo personale e privato, o addirittura mai contattate, che mai sono entrati neanche al tavolo di discussione.
A tutti chiediamo rispetto e correttezza per l’impegno che come soggetto abbiamo messo a quel tavolo e chiediamo anche uno sforzo ulteriore per cercare ancora un possibile nuovo inizio per la sinistra fiorentina.
Associazione per una sinistra unita e plurale
I coordinatori: Andrea Bagni 3291467867 Laura Bennati 3475643182 |
Sulle candidature di Spini e De Zordo- 8 aprile 2009
Abbiamo partecipato in queste ultime settimane agli incontri che si sono svolti fra le diverse forze politiche fiorentine – partiti associazioni liste – per cercare di definire una candidatura unitaria a sinistra per la carica di sindaco della città. Abbiamo anzi fin dall'inizio cercato di offrire noi come associazione per una sinistra unita e plurale uno spazio in cui elaborare contenuti comuni, forme di confronto e consultazione della città, definizione di procedure e candidature. Non è andata benissimo. Forse abbiamo commesso anche noi molti errori, soprattutto nella considerazione dei tempi del confronto e delle proposte. Qualcuno si è sfilato dal tavolo prima (e presto), qualcuno dopo, altri sono rimasti e ci hanno provato fino alla fine. Ci sembra importante riconoscere ad alcuni soggetti questa correttezza e questo merito; gliene siamo stati grati e abbiamo continuato a dare il nostro contributo nella ricerca comune di un accordo unitario.
Adesso quel percorso arriva a una conclusione con la formalizzazione delle due candidature a sindaco di Ornella De Zordo e Valdo Spini: un po' paradossalmente (ma non sorprendentemente) due dei protagonisti che si sono sottratti a quella sede di discussone collettiva.
In queste settimane si è comunque arrivati, bene o male (e certo faticosamente) a due proposte che cercano di aggregare diverse componenti della sinistra: una più legata alle reti di cittadinanza attiva e alle vertenze territoriali, l'altra espressione di un accordo fra soggetti politici, associativi e di partito, della sinistra di Firenze.
Non tocca a noi fare una questione di nomi e non intendiamo negare gli aspetti positivi di questo esito – che ha comunque comportato un'elaborazione comune e in qualche misura realizzato una sorta di “riduzione del danno” rispetto al rischio di una proliferazione di candidature a sinistra e di una rottura ulteriore di rapporti civili di confronto.
Però non è questo l'esito per cui abbiamo lavorato. Non era questo il nostro progetto e non ci riconosciamo certo in questa conclusione.
Avevamo proposto una coalizione che avesse la caratteristica forte della pluralità e dell'unità. Che la candidatura uscisse da quel tavolo di confronto a partire da un passo indietro di quelle precedentemente più o meno formalizzate. Che ci si rivolgesse a quella parte larga (molto larga) di Firenze che si connotava per un'altra idea di città e per la sensibilità sul terreno dell'etica della politica (dopo la vicenda di Castello), per l'attaccamento ai valori della democrazia e della laicità. Temi che se non hanno proprio nulla a che fare con Berlusconi e Galli (o hanno molto a che fare, nel senso che lì sta il processo di distruzione spettacolare e plebiscitaria delle pratiche democratiche e della laicità dello stato), sono anche assai lontani dalla sottocultura populistico-clericale di Renzi. Avevamo sottolineato l'esistenza di una sorta di emergenza democratica nel nostro paese, il bisogno di una rifondazione radicale della politica all'altezza della crisi attuale della partecipazione, delle relazioni fra società e istituzioni. Non volevamo solo offrire un altro prodotto sullo scaffale delle scelte elettorali possibili, bensì dare vita a un processo che non si limitasse a razionalizzare l'offerta della rappresentanza, ma cominciasse a costruire nuove relazioni e spazi di confronto come luoghi pubblici di una nuova democrazia, nella quale fosse di nuovo possibile portare tutta intera la propria vita – non solo gettare una scheda in un'urna una volta ogni cinque anni.
Il progetto era ed è indubbiamente ambizioso, per non dire stratosferico rispetto al presente. Chiaro che siamo molto lontani dal realizzarlo. Chiaro anche che non tocca a noi adesso metterci fuori a guardare e giudicare dall'alto le insufficienze altrui. Abbiamo già detto, peraltro, che sono anche nostre quelle insufficienze e quegli errori. A noi tocca restare a disposizione, quasi in un'ottica di servizio, come luogo di elaborazione aperta e plurale di quei percorsi di rinnovamento della riflessione e della pratica della sinistra per i quali siamo nati.
Cercheremo dunque di mantenere aperti tutti i ponti possibili perché il dialogo comune della sinistra non si arresti. Lavoreremo sui nostri contenuti e con le nostre forme di democrazia, da subito, cercando di incalzare e interloquire con tutti i soggetti politici, le cittadine e i cittadini di Firenze, a partire dalle iniziative a cui stiamo lavorando su territorio e urbanistica, sulla laicità e contro il razzismo che sta dilagando con tutto il suo squallore etico e culturale nella vita politica italiana.
Perché abbiamo chiaro che la politica continua anche dopo giugno. E la vita pure.
24/3/09 La sinistra e le elezioni amministrative: ultimo giro di giostra
Ma ci sembrava che rendesse necessaria e urgente l'unità della sinistra fiorentina anche l'emergere di una candidatura come quella di Matteo Renzi, espressione chiara di una cultura della società e delle istituzioni priva di dimensione etica e politica; del tutto subalterna alla cultura populista che chiede a una cittadinanza passiva l'affidamento a un potere “forte”, dinamico e decisionista, che fa della città la risorsa economica offerta allo sfruttamento di un ceto di affaristi della modernizzazione. E riveste questa miseria politica del perbenismo bigotto dei valori clericali.
Adesso siamo per la sinistra fiorentina alla campanella dell'ultimo giro. All'ultimo giro di giostra.
Noi chiediamo a tutte le forze politiche che si sono impegnate in questi giorni nella ricerca di un accordo, di non mollare: perdere di vista l'esigenza di dare voce e rappresentanza a quella parte molto larga di Firenze che non si riconosce nello scenario di queste candidature calcistico-clericali fiorentine. Che chiede anche qualche segno – seppure timido e iniziale – di rinnovamento delle pratiche politiche. Vi chiediamo ancora di trovare un accordo unitario che apra un processo politico che possa trovare tempi e spazi per crescere nella città come esempio e sperimentazione di un'altra forma della democrazia. Che difenda il lavoro, la qualità umana e relazionale della città; che coinvolga la dimensione intera della vita delle donne e degli uomini di Firenze.
Il ripetersi di una molteplicità di candidature a sinistra, espressione di una frammentazione di sigle e simboli e persone, vi assicuriamo che non sarebbe un grande segnale per le fiorentine e i fiorentini. Qualcuno magari dirà che sarebbe un segno di chiarezza. Ma sarebbe chiaro solo che non ci siamo per niente: che non si ha la minima percezione delle emergenze che attraversano il nostro paese e la nostra città. Che si è perduta di nuovo un'occasione.
E ne abbiamo perdute già tante. Facciamo il possibile per non mancare anche questa.
Associazione per la sinistra unita e plurale
Laura Bennati
Andrea Bagni
26/02/2009 Per una Firenze democratica, laica, di sinistra
Per una Firenze democratica, laica, di sinistra
Incontri con forze organizzate della sinistra:
Sulla base delle indicazioni emerse dalla discussione degli ultimi due C.O. abbiamo incontrato le forze politiche organizzate a sinistra del PD presenti in questa città, vale a dire il gruppo che sostiene la candidatura di Valdo Spini, quello che ipotizza la candidatura di Ornella De Zordo, Rifondazione Comunista, i Verdi, La Sinistra e quella parte di SD che non vuole stare in una logica di subalternità al PD.
Abbiamo riscontrato la disponibilità al confronto da parte di Spini, Ornella e Rifondazione; i Verdi con la loro pubblica uscita contro Renzi hanno rafforzato l’ipotesi della costruzione di una coalizione a sinistra. Soltanto La Sinistra durante l’incontro non si è dichiarata disponibile a rompere con Renzi, anche se a livello assembleare sono molte le persone critiche che non ritengono di poter andare avanti nella strada dell'appoggio al vincitore delle primarie. In altri incontri in questo stesso periodo abbiamo avuto anche testimonianze dirette e una percezione ampia di un diffuso malumore anche tra gli elettori del PD che non guardano con favore al candidato sindaco del loro partito.
Candidatura a sindaco:
Tra i soggetti politici con cui ci siamo confrontati abbiamo di fatto 3 candidature a sindaco (anche se solo una formalizzata). Si tratta di persone di indubbio valore, ma in questione non è il loro valore, bensì la possibilità di raccogliere consensi anche al di là della somma delle aree di riferimento. In apparenza tutt’e tre si sono dette disponibili al confronto e alla messa in discussione della propria candidatura, anche se dobbiamo riconoscere che tra le tre candidature l’unica che chiaramente si è definita ‘a disposizione’, sia esprimendolo chiaramente nel doc uscito dal Comitato Provinciale sia con dichiarazioni sulla stampa è quella proposta da Rifondazione.
In questo momento, pur riconoscendo gli indubbi meriti dei tre, ci sembra che una condizione indispensabile per arrivare ad un confronto sereno sia una sospensione di queste candidature, che queste diventino una risorsa per l’intera sinistra, che siano cioè disponibili l'una nei confronti dell'altra, ma anche rispetto alle espressioni del movimento e della società(studenti, precari, lavoratori).
Per arrivare ad una candidatura forte dell’intera coalizione, in grado di costringere Renzi al ballottaggio, è necessario che ci sia una personalità accettata e riconosciuta da tutti i soggetti che della coalizione fanno parte e che abbia caratteristiche in grado di convincere anche l’elettorato non direttamente rappresentato dai soggetti coalizzati, ma che chiede una figura alternativa a Renzi.
Assemblea per definizione punti programmatici:
Per legare la coalizione, ed essere credibili davanti agli elettori, è indispensabile l’individuazione di punti programmatici chiari, realizzabili, che si presentino nella cornice di alla luce di una idea di città nella quale prevalgano i principi della tolleranza, della solidarietà, della trasparenza amministrativa, della partecipazione. Il primo passo di questo percorso per l’individuazione, il confronto e la condivisione di questi punti potrebbe essere un’assemblea, da tenersi entro il 15 marzo
appello per iniziativa 15 febbraio "Le risposte della sinistra alla crisi"
2 gennaio 2009
NON SIANO LAVORO E AMBIENTE A PAGARE LA CRISI
APRIRE LA STRADA AD UN’ALTERNATIVA E’ POSSIBILE E NECESSARIO
L’esplosione della crisi economica a livello mondiale conferma con drammatica evidenza i guasti ed i danni del neoliberismo, impostosi come “pensiero unico” dal tempo della Thatcher e di Reagan. La “globalizzazione” ha favorito le speculazioni, accentuato gli squilibri e le ingiustizie nel mondo ed all’interno dei singoli paesi. Oggi si sommano rallentamento dell’economia e crisi finanziaria; caduta degli investimenti e crescita della disoccupazione. Stanno apparendo ormai chiari i limiti culturali di una concezione “sviluppista” che ha creato enormi disuguaglianze; ha costretto intere popolazioni a migrare; ha alterato l’equilibrio dell’ecosistema planetario.
In Italia ad una limitata capacità innovativa dell’apparato produttivo, con un capitale più rivolto alla finanza che agli investimenti, si sono sommate la crescita di disuguaglianze economiche e sociali, l’aumento della povertà, l’esplodere dei localismi, la crescita della precarietà, l’indebolimento dei diritti. Tutto ciò ha portato ad una profonda crisi della politica, a rischi per la stessa tenuta democratica del Paese.
Per evitare che a pagare – come sempre – siano coloro che non hanno alcuna colpa, è necessario che la sinistra esca dalla afasia e recuperi una capacità di azione unitaria che si ponga al servizio della costruzione di un grande movimento all’altezza della crisi.
Noi che abbiamo dato vita alla manifestazione dell’11 ottobre con il convincimento che fosse necessario contribuire alla rimessa in moto di una opposizione politica e sociale, vediamo con grande soddisfazione e speranza la forte ripresa delle lotte sociali in tutta Italia: dal referendum di Vicenza alla mobilitazione per la ripubblicizzazione dell’acqua; dal movimenti in difesa della scuola pubblica alle lotte dei lavoratori pubblici e privati promosse dalla CGIL e da altre strutture sindacali, tra cui i sindacati di base, sino al recente sciopero generale, che ha aperto una vera e propria nuova fase di mobilitazione sociale. Queste mobilitazioni devono potersi intrecciare e congiungere in un grande progetto di cambiamento e di trasformazione dell’economia e della società.
Il documento che proponiamo non ha l’ambizione di offrire un’interpretazione della crisi, né vuole essere una piattaforma compiuta ma rappresenta un contributo per aprire la discussione. Vi dovranno essere momenti successivi nei quali, nel quadro di una diffusa iniziativa territoriale, gli obiettivi che ci proponiamo saranno approfonditi e precisati. Ora è importante avanzare delle proposte nella convinzione che, dentro la crisi, bisogna innanzitutto dare una risposta immediata agli uomini e alle donne che la subiscono con angoscia e preoccupazione.
E’ per questo che vorremmo che questo contributo fosse colto per quello che intende essere: un’occasione di confronto e di verifica della possibilità di costruire su concrete proposte una convergenza ampia a sinistra in grado di intervenire sull’emergenza ed aprire la strada ad orizzonti alternativi.
Contro la crisi una nuova politica europea ed un piano per la stabilità monetaria
A livello europeo la crisi finanziaria è sopraggiunta a contraddire l’orientamento della BCE – e di gran parte dei Governi europei – che fino a poco tempo fa consideravano l’inflazione il pericolo da contenere con una politica di alti tassi e soprattutto di compressione dei salari. Ora, invece, si interpreta la crisi come una fase di recessione dell’economia (ancora misurata esclusivamente sulla caduta del PIL) da fronteggiare con un aumento del deficit pubblico. Per questo viene meno la rigidità nel considerare inviolabili i vincoli del patto di Maastricht, in particolare per quanto riguarda il possibile superamento del deficit del 3%. E’ stato deciso dal Consiglio Europeo un piano di interventi di 200 miliardi di euro, per stimolare la domanda e gli investimenti, maggiori sussidi di disoccupazione e misure di assistenza sociale. Si tratta di misure minime dettate dall’urgenza della situazione che vede la crisi peggiorare e scaricarsi sui Paesi europei. E’ del tutto assente una scelta politica che rafforzi la coesione comunitaria contro la competizione tra gli Stati e che segni un cambiamento di impostazione delle politiche economiche e sociali. Per questo è importante il segnale che è venuto dal Parlamento Europeo con la bocciatura della direttiva che allungava l’orario di lavoro.
È ora necessaria una ripresa di iniziativa per una nuova politica europea, che dia finalmente valore alla costruzione comunitaria, proponendo soluzioni per le condizioni materiali di vita e per i diritti delle cittadine e dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’Unione Europea può essere l’area del mondo dove portare avanti in una prospettiva di pace un processo di riconversione delle produzioni e dei consumi, di creazione di nuove politiche di welfare universalistiche in grado di dare valore al lavoro di riproduzione della forza lavoro, di salvaguardia dell’ambiente. Ciò richiede una dialettica sociale e politica fondata su principi e pratiche democratiche, nella quale si valorizzi il conflitto sociale e possano misurarsi i diversi punti di vista generali corrispondenti ai differenti interessi, superando così la situazione degli ultimi decenni nei quali il capitale è stato assunto a paradigma fondamentale a cui tutto (lavoro e natura innanzitutto) doveva essere subordinato.
Una delle condizioni per sostenere questo processo è un piano per la stabilità monetaria. Esso va portato avanti in ogni sede internazionale per potere giungere alla convocazione di una conferenza mondiale sulle questioni finanziarie e monetarie, che abbia l’ambizione, come fu per la conferenza di Bretton Woods nel ’44, di porre le basi per un nuovo ordine economico internazionale. La crisi mondiale ha messo, infatti, in luce la totale inadeguatezza dei suoi organi di governo mondiali (come il Wto, il Fmi, La Banca mondiale) e la crisi dell’egemonia del dollaro e degli Stati Uniti sul piano economico. Il baricentro del capitalismo si sta spostando a Est. Se non vogliamo che ciò sia fattore di continue tensioni che possono sfociare in nuovi terribili conflitti distruttivi, bisogna prevedere una sede in cui, sotto l’egida dell’Onu, i Paesi si incontrino su un piano di parità per stabilire un nuovo sistema di cambi stabili, per limitare se non impedire le speculazioni finanziarie, per chiudere i paradisi fiscali, per decidere forme di tassazione dei movimenti di capitale e di intermediazione finanziaria, i cui proventi potrebbero alimentare un fondo per la difesa dell’ambiente e un modello di sviluppo non distruttivo per i Paesi del sud del mondo.
Contro la politica del governo italiano
La politica del Governo Italiano è caratterizzata da interventi socialmente discriminatori; da sottrazione di risorse al Mezzogiorno (aggravandone così la distanza dal resto e del Paese e dell’Europa); da un piano di investimenti in grandi opere che, oltre a essere non sostenibili dal punto di vista ambientale e spesso inutili, produrranno scarsi risultati occupazionali. Oggi servono, invece, interventi in grado di combinare qualità ambientale e creazione di nuovi posti di lavoro.
Ciò che manca in Italia è soprattutto una nuova politica industriale. Il governo persegue una linea di angusta protezione degli equilibri più arretrati dell’industria nazionale senza aprire una reale prospettiva di rinnovamento, come ha dimostrato la resistenza al piano di abbattimento dei gas serra proposto dalla U.E. Questa politica, sollecitata dalla Confindustria, dimostra l’incapacità delle classi dirigenti del paese ad affrontare i cronici problemi dell’innovazione che hanno reso debole la struttura produttiva e hanno provocato la continua perdita di competitività del nostro paese ben prima che le conseguenze della crisi finanziaria arrivassero fino a noi. Il piano deciso dal governo italiano di 80 miliardi è in sostanza la riproposizione di decisioni di spesa già assunte, facenti riferimento ai Fondi europei. La quantità diretta a sostenere le retribuzioni e gli investimenti è del tutto risibile e inefficace.
D’altro canto il solo aiuto alle banche non risolve il problema. In Italia in particolare si deve aggredire la crisi dal lato del lavoro (blocco dei licenziamenti, difesa dei salari e stabilizzazione dei rapporti di lavoro) e da quello della qualificazione del tessuto produttivo, puntando su settori tecnologicamente e socialmente innovativi; dando centralità alla questione della sostenibilità ambientale; affrontando la crisi di coesione del Paese che ha nel Mezzogiorno il suo punto cruciale per il sommarsi di problemi economici, sociali, politici, di funzionamento della P.A. con la questione criminale.
Difendere l’occupazione e valorizzare il lavoro
Le imprese stanno affrontando la crisi con un massiccio ricorso ai licenziamenti, cominciando dai più deboli: i lavoratori immigrati ed i precari. Occorre evitare che la crisi diventi un’occasione per riconfermare e rafforzare il modello che si è imposto negli ultimi decenni, fondato sul primato incontrastato e unilaterale dell’impresa e della subordinazione ad esso dei diritti e della funzione del lavoro.
Non c’è credibilità in nessun piano anti-crisi, che non sia anche l’occasione di una politica industriale tesa a trasformare e qualificare il nostro apparato produttivo, se non si assumono come condizioni:
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il blocco dei licenziamenti e delle interruzioni dei rapporti di lavoro precari, in vista di una loro progressiva stabilizzazione;
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la sospensione della Legge Bossi-Fini che in questo momento diverrebbe solo uno strumento di espulsione di extracomunitari che hanno perduto il lavoro;
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l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutto il mercato del lavoro, comprendendovi ogni tipo di precariato, nel quadro di una politica sociale universalistica ispirata all’obiettivo della piena occupazione e tesa a realizzare misure generali di sostegno al reddito per inoccupati e disoccupati .
Sono tutte richieste poste a base dello sciopero generale proclamato dalla CGIL il 12 dicembre e rilanciate negli scioperi e nelle manifestazioni territoriali e nazionali, generali e di categoria (a partire dagli appuntamenti fissati dalla Fiom e dalla Funzione Pubblica della Cgil), che hanno avuto luogo o si svolgeranno nelle prossime settimane. Sono gli stessi contenuti che saranno al centro della manifestazione nazionale che la CGIL ha indetto per il 4 aprile a Roma.
In questo quadro anche un maggior volume di credito bancario è necessario. Vanno attivate linee di accesso al credito sostenute e controllate dallo Stato e dalle Regioni per favorire le attività economiche create dai lavoratori che hanno perso il lavoro a seguito della chiusura delle loro aziende o di chi vuole costruirsi autonomamente un futuro in una fase di scarso assorbimento di manodopera.
Diventa urgente la definizione di un diverso e più favorevole regime fiscale per le “partite IVA” e le imprese fino a tre dipendenti. Serve un progetto di riforma dei mercati finanziari e del sistema bancario che stabilisca divieti precisi su prodotti finanziari rischiosi e offra garanzie per i risparmiatori.
Le misure che debbono accompagnare il blocco dei licenziamenti e la sospensione dell’interruzione dei rapporti di lavoro precari (cassa integrazione a rotazione, orari ridotti, contratti di solidarietà) non debbono contraddire la scelta di una netta e chiara inversione di tendenza nella distribuzione della ricchezza tra salari, profitti e rendite, che contrasti l’impoverimento dei redditi da lavoro e la inammissibile diffusione di retribuzioni minime al di sotto la soglia di povertà .
Contemporaneamente è necessario sviluppare un'iniziativa per un radicale cambiamento delle legislazione sul mercato del lavoro e sull'orario che porti all'eliminazione degli interventi legislativi che hanno determinato l'attuale situazione di flessibilità e precarietà.
Una svolta è necessaria anche nelle relazioni sindacali per quel che riguarda l’irresponsabilità delle imprese a fronte dei problemi occupazionali, lo svuotamento progressivo della contrattazione collettiva e del diritto del lavoro, il continuo ripetersi di accordi separati privi di validazione democratica da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, il tentativo di collocare il sindacato in una dimensione cogestionale e neo-corporativa. Si pone il problema urgente di regole democratiche che rendano vincolante il parere dei lavoratori e delle lavoratrici su piattaforme e accordi sindacali.
Programmazione democratica e politiche fiscali
L’attuale offensiva del Presidente del Consiglio sull’ottimismo e sulla tenuta dei consumi privati, oltre a scontrarsi con una crescita delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e l’impoverimento di fasce crescenti della popolazione anche lavorativa, non fa i conti con l’osservazione – ormai consolidata nella riflessione economica – che un Paese non si arricchisce per il semplice fatto che le persone sono indotte a spendere tutto il loro reddito in consumi correnti (che ha portato all’intreccio di acquisto di merci e di loro spreco tipico del consumismo), ma si arricchisce quando si è in presenza di una politica degli investimenti tesa a innovare le strutture produttive e il sistema dei servizi, a cominciare da quelli pubblici.
Interventi economici di questo tipo richiedono il superamento delle politiche neo-liberiste di de-regolazione e la ripresa dell’intervento pubblico in economia in un contesto di programmazione democratica. La graduazione degli interventi nel tempo e per priorità non deve rispondere a logiche di emergenza, ma ai problemi concreti dei territori e delle condizioni materiali di vita delle persone. Il primo e fondamentale, che tocca da vicino i lavoratori dipendenti come i piccoli risparmiatori, è la conferma dell’insicurezza e del rischio come elementi costituenti l’economia di mercato che solo l’intervento pubblico può affrontare con efficacia. L’azione per dare ruolo strategico all’intervento pubblico in economia e per la salvaguardia dei beni e dei servizi pubblici deve basarsi sopra l’ampliamento dell’iniziativa democratica dei cittadini, la riforma della politica ed il rafforzamento delle reti di sicurezza sociale.
Assumono un’importanza sociale ed economica una serie di misure di giustizia fiscale come la tassazione delle rendite finanziarie, una maggiore progressività per i redditi più alti e la restituzione del drenaggio fiscale per i redditi da lavoro e da pensione, la lotta all’elusione ed all’evasione fiscale che è di nuovo in aumento.
Scuola pubblica e Stato sociale
Condizione per il cambiamento del sistema di produzione e di consumo è il riconoscimento della qualità del lavoro e l’utilizzo a pieno delle capacità e delle competenze formate dalla scuola, dall’università e dai centri di ricerca.
L’altra faccia della perdita di efficienza del Paese è proprio l’impossibilità di entrare nel mercato del lavoro di tanti giovani, tra cui molte ragazze e moltissime donne, le cui competenze vengono negate e sottoutilizzare o malamente riconosciute nel circuito del precariato.
La crisi della scuola e dell’università - che nasce dall’appannamento nell’opinione pubblica nazionale della loro funzione di formazione dei cittadini e delle cittadine dotati di una cultura generale e di un pensiero critico che sia a fondamento della libertà delle scelte di ognuno e di ognuna – pregiudica la capacità di rispondere alle domande di mobilità sociale e riconoscimento professionale che l’istruzione di massa attiva. La questione sollevata dal movimento degli studenti e dei ricercatori non si risolve solo con provvedimenti di sostegno economico e può precipitare verso logiche meritocratiche (lesive del riconoscimento vero del merito), se non si accompagna a proposte di riconversione economica, sociale, ambientale che richiedono buona occupazione e valorizzazione dei saperi.
Alla base di una nuova idea di società sta la difesa e la qualificazione dello Stato sociale.
Il Governo, con il suo “Libro verde”, ha proposto un manifesto ideologico che disegna un arretramento delle tutele collettive per il lavoro; la privatizzazione dei servizi pubblici, la negazione dei diritti universali di cittadinanza e della soggettività delle donne. L’idea di fondo è che l’individuo (maschio e occidentale), con le sue forze e con il sostegno della famiglia o della comunità di appartenenza, deve farsi strada nel mondo, mentre al centro dell’economia sta l’impresa che scarica sulla società problemi determinati dalle sue scelte.
Su questa base si sta preparando una nuova aggressione al sistema sanitario ed a quello previdenziale, di cui la proposta di innalzare l’età pensionabile delle donne è il primo avviso.
Per la Sinistra il tema dei diritti, dell’inclusione sociale, del miglioramento delle reti dello Stato sociale deve avere come esclusivo riferimento l’art. 3 della Costituzione: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Alcune proposte per il cambiamento
Sulla base di questi orientamenti noi proponiamo:
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Un piano di riconversione per la sostenibilità ecologica dell’apparato produttivo – a cui finalizzare consistenti aiuti di Stato – ed un piano alternativo per l’energia basato sul rifiuto della scelta disastrosa del nucleare. È matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta a favore del risparmio energetico, dell’efficienza e delle energie rinnovabili. In questo modo è possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al Paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria.
Da politiche economiche in grado di risolvere i problemi ambientali e quelli relativi al futuro industriale del paese può venire un contributo decisivo alla soluzione dei drammatici problemi sociali che la crisi sta producendo. La lotta per il lavoro deve collegarsi ad un idea di politica industriale che metta al centro scelte di sistema, come nel caso della mobilità, a cui ricondurre i vari interventi sia di mobilità pubblica che individuale secondo piano intermodali, fuori da una idea di gerarchia e concorrenza tra i vari prodotti, all’interno della quale costruire anche la stessa prospettiva della nostra industria automobilistica.
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Un programma di manutenzione delle strutture pubbliche (dagli edifici scolastici al recupero edilizio, dalle reti idriche alla rete stradale e ferroviaria “minore”) e di messa in sicurezza del territorio (valorizzando le produzioni agricole locali oltre che la difesa delle risorse naturali, fermando l’ulteriore consumo di suolo).
Questa è la grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese, può attivare rapidamente un flusso di spesa consistente rivolta ad un esteso sistema di piccole imprese e richiede un consistente utilizzo di lavoro anche qualificato.
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Un programma per la individuazione e valorizzazione sociale dei beni comuni in un ambito di gestione e fruizione collettiva (servizi acquedottistici, servizi alla mobilità, residenza popolare, beni demaniali, patrimonio artistico e paesaggistico, formazione permanente, ecc.) da sottrarre alle logiche del mercato (che si sono dimostrate inefficienti e controproducenti esposte al rischio di speculazione finanziaria) a favore di un vero federalismo municipale
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Un piano di riqualificazione del lavoro pubblico, per migliorare i servizi, dando più spazio a figure professionali nuove. Il problema della P.A. è la presenza ancora eccessiva di figure professionali burocratiche e/o con compiti “riparativi” o “repressivi”. Il sistema sanitario, ancora centrato sull’ospedale, ne è la prova come lo sono gli interventi nelle periferie urbane, che enfatizzano solo la questione della “sicurezza”. Mancano (o sono mal utilizzate) le figure professionali “preventive” (l’assistente sociale, il maestro di strada, il geologo, l’urbanista, il “team” di professionisti della salute che fa prevenzione sul territorio o interviene a domicilio – si pensi alla condizione di tanti anziani ancora “istituzionalizzati” o lasciati alle famiglie e al mercato). La scelta di diminuire il numero delle e degli insegnanti, sacrificandoli sull’altare dei tagli di spesa (mentre servirebbe un piano di sviluppo dei servizi per l’infanzia e del tempo pieno e di una sua generalizzazione a tutto il Paese), è prova sufficiente dello stato di irresponsabilità del Governo a partire dalla sua campagna sui “fannulloni”. Questa campagna può essere arginata efficacemente se la difesa del salario e del posto di lavoro dei dipendenti pubblici si accompagna ad una riorganizzazione dei servizi in direzione delle esigenze dei lavoratori e dei cittadini utenti. Un buon funzionamento della P.A. è condizione essenziale per il buon governo e lo sviluppo del Mezzogiorno.
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Un progetto per il rilancio di una economia autenticamente mutualistica, cooperativa, indivisa, partecipata, noprofit. La pluralità delle forme economiche produttive e degli stili di consumo rappresentano una indispensabile forma di vitalità del sistema paese che va salvaguardata contro ogni “pensiero unico” del capitale e della burocrazia.
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Un piano per un’economia declinata secondo una prospettiva di genere, a partire dal riconoscimento dei bisogni e dei desideri delle donne di autonomia economica e di presenza nel lavoro. Si è visto infatti, come questi obiettivi si possano garantire solo attraverso una differenziazione delle condizioni di accesso, di svolgimento, di garanzie nella formazione, nel lavoro, nel credito, e nella costante attività di lotta alle discriminazioni. Una revisione delle attuali strumentazioni per le politiche di genere al fine di incrementarne l’efficacia è dunque necessaria. Ad esempio e in prima battuta vanno ripristinate le condizioni volontarie e reversibili del part-time, anche in un’ottica di più equa ripartizione dei carichi di lavoro all’interno della famiglia, che si può perseguire prevedendo più fondi per le politiche di conciliazione. Va ripristinata la legge che tutela dal licenziamento le lavoratrici in caso di maternità e vanno ripristinati i fondi per i centri anti-violenza contro le donne. E’ inoltre necessario uno specifico programma per la crescita dell’occupazione delle donne nelle aree meridionali e per ridurre la fase di precarietà delle giovani .
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Un progetto per l’innovazione, che sostenga la diffusione delle nuove tecnologie nella produzione e nei servizi secondo modelli organizzativi concordati e partecipati, che valorizzino la qualità del lavoro, che superino il divario nel territorio, tra Nord e Sud, tra metropoli e piccoli centri urbani.
Il deficit tecnologico del nostro Paese è ancora collegato all’acquisto di brevetti e sistemi soprattutto dagli USA (in particolare da Microsoft). La diffusione di sistemi “open source” nella P.A. come nelle aziende privare non solo è utile alla nostra bilancia dei pagamenti, ma può mettere al lavoro una rete di università, piccole imprese innovative, “software houses”, consulenti e ricercatori singoli ed associali diffusamente presente nel nostro Paese.
In questa crisi la sinistra deve porsi l’obiettivo di costituire il principale punto di riferimento del mondo del lavoro e di tutti coloro che sono esposti più di altri ai suoi effetti. La convergenza unitaria di tutte le forze di sinistra su proposte comuni attraverso cui affrontare la situazione attuale deve costituire un primo passo. A questo bisogna far seguire la mobilitazione di tutte le energie intellettuali e sociali disponibili, di una vera e propria rete di forze e di competenze capaci di dar vita a un dialogo e a un confronto, basato sul rispetto delle reciproche autonomie, con il mondo sindacale che oggi stenta a trovare interlocutori politici all’altezza delle domande e dei bisogni di questa difficile fase della vita del Paese e del mondo intero.
Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Francesco Agresti, Mario Agostinelli, Fabio Amato, Denise Amerini, Alessio Ammannati, Franco Argada, Andrea Bagni, Carlo Baldini, Fulvia Bandoli, Paola Barassi, Imma Barbarossa, Vittorio Bardi, Laura Bennati, Nerina Benuzzi, Enzo Bernardo, Maddalena Berrino, Luciano Berselli, Moreno Biagioni, Maria Luisa Boccia, Ugo Boghetta, Elio Bonfanti, Giacinto Botti, Alberto Bozzi, Massimo Brancato, Augustin Breda, Maurizio Brotini, Antonio Bruno, Roberto Buonamici, Paolo Cacciari, Giovanni Cadioli, Sebastiano Calleri, Maria Campese, Maria Grazia Campus, Elena Canali, Silvio Canapè, Giovanni Capuzzi, Giuseppe Cappella, Giorgio Carnicella, Aldo Carra, Wilma Casavecchia, Sergio Caserta, Antonio Castronovi, Francesca Cavalocchi, Giuseppe Chiarante, Giampiero Ciabotti, Bruno Ceccarelli, Paolo Cento, Clara Centrella, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Vincenzo Cilia, Paolo Ciofi, Neno Coldagelli, Silvana Dameri, Roberto D'Andrea, Ferruccio Danini, Elettra Deiana, Marinara De Biase, Jose Luis Del Roio, Loredana De Petris, Titti Di Salvo, Piero Di Siena, Angela Di Tommaso, Monica Donini, Erminia Emprin, Giorgio Fabozzi, Stefano Falcinelli, Roberta Fantozzi, Luigi Ferrajoli, Nino Ferraiuolo, Ciccio Ferrara, Riccardo Ferraro, Paola Festari, Pietro Folena, Francesco Fontanelli, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Francesco Francescaglia, Umberto Franchi, Matteo Gaddi, Rina Gagliardi, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Aldo Garzia, Rocco Giacomino, Alfonso Gianni, Sergio Giardina, Marco Giatti, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Fabio Giovannini, Chiara Giunti, Elena Giusti, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Rita Guglielmetti, Massimo Ilardi, Donatella Ingrill, Renato Kneipp, Beniamino Lami, Jacopo Landi, Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Antonio Lavorato, Betty Leone, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Mirko Lombardi, Carlo Lucchesi, Merida Madeo, Dora Maffezzoli, Alessandra Maltoni, Angela Mancuso, Ramon Mantovani, Roberto Mapelli, Laura Marchetti, Giulio Martucci, StefanoMaruca, Graziella Mascia, Benedetto Massimo, Ugo Mattei, Gianni Mattioli, Corrado Mauceri, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Paolo Menichetti, Antonello Miccoli, Gennaro Migliore, Luciano Mignoli, Giovanni Milano, Pietro Milazzo, Gianni Mininni, Sergio Miramao, Massimo Misiti, Emilio Molinari, Siliano Mollitti, Andrea Montagni, Marco Montemegni, Sandro Morelli, Corrado Morgia, Roberto Mustacchio, Amanda Musco, Gianni Naggi ,Andrea Nardoni, Marisa Nicchi, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra, Luigi Nieri, Franco Ottaviano, Costantino Pacioni, Nadia Pagano, Manuela Palermi, Grazia Paoletti, Gianni Palumbo, Nello Patta, Gianluigi Pegolo, Verio Perna, Franca Peroni, Ciro Pesacane, Anna Picciolini, Elisabetta Piccolotti, Giuseppe Pierino, Francesco Piobbichi, Silvana Pisa, Adriano Podestà, Giovannella Podestà, Bianca Pomeranzi, Mimmo Porcaro, Luciano Pregnolato, Giovanni Prezioso, Matilde Provera, Rosa Rinaldi, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Riviello, Augusto Rocchi, Domenico Ronca, Rossano Rossi, Giancarlo Saccoman, Francesco Saccomanno, Mario Sai, Raffaele K. Salinari, Pier Paolo Salvarani, Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Bia Sarasini, Vittorio Sartogo, Francesco Scacciati, Laura Scalia, Maurizio Scarpa, Giacomo Schettini, Patrizia Sentinelli, Luigi Servo, Luisa Severi, Monica Sgherri, Adriano Sgrò, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pier Luigi Sorti, Carlo Spagnolo, Giovanni Russo Spena, Claudio Stacchino, Donato Stefanelli, Giuseppe Sunseri, Walter Tacchinardi, Luigi Tamborrino, Salvatore Tassinari, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Sergio Tosini, Carmela Vella, Bruno Veneziani, Jacopo Venier, Luigi Vinci, Giuseppe Vittonati, Sergio Zampini, Katia Zanotti, Angelo Zola,
appello per iniziativa 15 febbraio "Le risposte della sinistra alla crisi"- primi firmatari
Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Francesco Agresti, Mario Agostinelli, Fabio Amato, Denise Amerini, Alessio Ammannati, Franco Argada, Andrea Bagni, Carlo Baldini, Fulvia Bandoli, Paola Barassi, Imma Barbarossa, Vittorio Bardi, Laura Bennati, Nerina Benuzzi, Enzo Bernardo, Maddalena Berrino, Luciano Berselli, Moreno Biagioni, Maria Luisa Boccia, Ugo Boghetta, Elio Bonfanti, Giacinto Botti, Alberto Bozzi, Massimo Brancato, Augustin Breda, Maurizio Brotini, Antonio Bruno, Roberto Buonamici, Paolo Cacciari, Giovanni Cadioli, Sebastiano Calleri, Maria Campese, Maria Grazia Campus, Elena Canali, Silvio Canapè, Giovanni Capuzzi, Giuseppe Cappella, Giorgio Carnicella, Aldo Carra, Wilma Casavecchia, Sergio Caserta, Antonio Castronovi, Francesca Cavalocchi, Giuseppe Chiarante, Giampiero Ciabotti, Bruno Ceccarelli, Paolo Cento, Clara Centrella, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Vincenzo Cilia, Paolo Ciofi, Neno Coldagelli, Silvana Dameri, Roberto D'Andrea, Ferruccio Danini, Elettra Deiana, Marinara De Biase, Jose Luis Del Roio, Loredana De Petris, Titti Di Salvo, Piero Di Siena, Angela Di Tommaso, Monica Donini, Erminia Emprin, Giorgio Fabozzi, Stefano Falcinelli, Roberta Fantozzi, Luigi Ferrajoli, Nino Ferraiuolo, Ciccio Ferrara, Riccardo Ferraro, Paola Festari, Pietro Folena, Francesco Fontanelli, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Francesco Francescaglia, Umberto Franchi, Matteo Gaddi, Rina Gagliardi, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Aldo Garzia, Rocco Giacomino, Alfonso Gianni, Sergio Giardina, Marco Giatti, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Fabio Giovannini, Chiara Giunti, Elena Giusti, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Rita Guglielmetti, Massimo Ilardi, Donatella Ingrill, Renato Kneipp, Beniamino Lami, Jacopo Landi, Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Antonio Lavorato, Betty Leone, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Mirko Lombardi, Carlo Lucchesi, Merida Madeo, Dora Maffezzoli, Alessandra Maltoni, Angela Mancuso, Ramon Mantovani, Roberto Mapelli, Laura Marchetti, Giulio Martucci, StefanoMaruca, Graziella Mascia, Benedetto Massimo, Ugo Mattei, Gianni Mattioli, Corrado Mauceri, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Paolo Menichetti, Antonello Miccoli, Gennaro Migliore, Luciano Mignoli, Giovanni Milano, Pietro Milazzo, Gianni Mininni, Sergio Miramao, Massimo Misiti, Emilio Molinari, Siliano Mollitti, Andrea Montagni, Marco Montemegni, Sandro Morelli, Corrado Morgia, Roberto Mustacchio, Amanda Musco, Gianni Naggi ,Andrea Nardoni, Marisa Nicchi, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra, Luigi Nieri, Franco Ottaviano, Costantino Pacioni, Nadia Pagano, Manuela Palermi, Grazia Paoletti, Gianni Palumbo, Nello Patta, Gianluigi Pegolo, Verio Perna, Franca Peroni, Ciro Pesacane, Anna Picciolini, Elisabetta Piccolotti, Giuseppe Pierino, Francesco Piobbichi, Silvana Pisa, Adriano Podestà, Giovannella Podestà, Bianca Pomeranzi, Mimmo Porcaro, Luciano Pregnolato, Giovanni Prezioso, Matilde Provera, Rosa Rinaldi, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Riviello, Augusto Rocchi, Domenico Ronca, Rossano Rossi, Giancarlo Saccoman, Francesco Saccomanno, Mario Sai, Raffaele K. Salinari, Pier Paolo Salvarani, Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Bia Sarasini, Vittorio Sartogo, Francesco Scacciati, Laura Scalia, Maurizio Scarpa, Giacomo Schettini, Patrizia Sentinelli, Luigi Servo, Luisa Severi, Monica Sgherri, Adriano Sgrò, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pier Luigi Sorti, Carlo Spagnolo, Giovanni Russo Spena, Claudio Stacchino, Donato Stefanelli, Giuseppe Sunseri, Walter Tacchinardi, Luigi Tamborrino, Salvatore Tassinari, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Sergio Tosini, Carmela Vella, Bruno Veneziani, Jacopo Venier, Luigi Vinci, Giuseppe Vittonati, Sergio Zampini, Katia Zanotti, Angelo Zola,
Etica e politica- dibattito 29 gennaio
Sms di Rifredi, via Vittorio Emanuele 303, Firenze
Sandra Bonsanti
Paul Ginsborg
Enzo Mazzi
Libertà e Giustizia
Associazione X una Sinistra Unita e Plurale di Firenze
Sulle primarie a Firenze
Noi della associazione per la sinistra unita e plurale la sentiamo forte l'esigenza di trovare modalità diverse della pratica politica e della rappresentanza. Spazi e forme di discorso che diano voce a chi non ce l'ha, non ce l'ha più o non l'ha mai avuta. Donne e uomini, ragazze e ragazzi, che vivono tutti i giorni politicamente la loro esistenza, nelle relazioni che costruiscono nelle scuole e nelle università, nei luoghi di lavoro sempre più precari – ma sono lontani anni luce dai linguaggi e dai rituali della politica istituzionale, divenuta un mondo separato, abitato da un ceto di professionisti addetti ai lavori (o agli affari) così avvitati su se stessi che non si capiscono più nemmeno fra loro.
Nella ricerca di forme nuove del fare politica collettivamente le primarie possono essere uno strumento utile, capace di coinvolgere un'area vasta della cittadinanza oltre le anguste stanze di partito, in un'epoca in cui le appartenenze e le identità sono molto più fluide, incerte, e la comunicazione circola per via elettronica, nelle reti informali e informatiche. Ma allora dovrebbero essere il risultato di una discussione larga su contenuti e progetti – non solo sui nomi; e dovrebbero legarsi a una crescita degli spazi pubblici di confronto e elaborazione, non ridursi all'offerta di un banale prodotto commerciale sugli scaffali soliti della macchina mediatica. Dovrebbero essere insomma un momento di democrazia nuova e partecipata, legata al territorio e a chi lo vive, non un altro incentivo alla personalizzazione della politica e alla passività della delega.
Noi della sinistra unita e plurale avevamo proposto alla sinistra fiorentina un altro percorso di elaborazione dei contenuti, diffuso nei territori attraverso laboratori collettivi; e un altra procedura, partecipata, modello una testa un voto, per prendere le decisioni riguardo le alleanze e la rappresentanza. Abbiamo chiesto ai partiti della sinistra di stare in questo spazio allargato, che era guadagno di senso e di relazioni sociali più ampie. Senza alleanze o chiusure pregiudiziali; senza programmi elaborati da gruppi ristretti, da offrire poi alle masse. Non ci sono più quelle masse. Quello che occorre sono spazi nuovi della vita pubblica, una democrazia all'altezza del disastro provocato dal berlusconismo, dalla precarizzazione della vita, dalla disgregazione sociale.
Queste primarie, con Cioni o senza, con Renzi o senza, non ci riguardano. Non è per nulla una questione di nomi ma di cultura politica e pratiche effettive. Nel dibattito che attraversa il PD la città è il trampolino su cui salire o la base verso cui abbassarsi – non la polis ricca di desideri e competenze da ricostruire come tessuto politico di relazioni sociali.
Noi continueremo a tentare la pratica di un'altra politica, a partire da una svolta radicale di natura etica. La città è di chi la vive e la ama, non di chi la usa (e deturpa)per speculazioni e rendite. Nei prossimi mesi lavoreremo proponendo contenuti e luoghi di confronto per tenere aperta questa possibilità di altre relazioni politiche, unitarie e di sinistra. E siamo aperti a tutti coloro che non hanno perduto la speranza di poter costruire a Firenze esperienze nuove e importanti di vita collettiva. Per i prossimi mesi, e per il futuro. Soprattutto per il futuro.
Associazione per la sinistra unita e plurale di Firenze
appuntamenti settimana 19 - 25 gennaio
GIOVEDì 22 gennaio ore 21.15 circolo Porte Nuove COMITATO OPERATIVO
Appello "Per Firenze, città etica"
PER FIRMARE: vai sul sito: http://firmiamo.it/perfirenzecittaetica
Firenze è stata la città del Social Forum, una città aperta e accogliente.
Prima ancora è stata una città cosmopolita capace di sperimentare pratiche
sociali innovative e rispettose delle diversità; una città che si è battuta
per la promozione dei diritti dei suoi cittadini e dei migranti che ha
accolto. Una città capace con la sua storia e con la sua gente di svolgere
una funzione educativa e quindi, poiché l'etica è parte essenziale di ogni
educazione, Firenze è stata una città etica. Noi crediamo che nella sua
anima lo sia ancora.
Lo crediamo nonostante l'immagine che viene fuori dagli ultimi avvenimenti
legati alle vicende della piana di Castello. Può darsi non ci sia niente di
"penalmente rilevante". Può darsi che la creazione di un parco a Castello
non sia la migliore soluzione. Che il "popolo" chieda solo sport, spettacolo
e centri commerciali. Può darsi che sia normale trattare per telefono con
costruttori e proprietari come fossero amici d'infanzia o colleghi d'affari.
Può darsi che si faccia da molto tempo così.
Però non si può continuare in questo modo. Non si può, a meno che non si
voglia definitivamente distruggere una qualunque idea decente di politica:
anche solo l'idea di amministrazione come cura della polis e del bene
collettivo. In queste vicende emerge chiara una filosofia del potere che è
caratterizzata dalla gestione privatistica e clientelare della cosa
pubblica. Può darsi che i profili di illegalità siano evanescenti. I
protagonisti delle intercettazioni che abbiamo letto sembrano peraltro ben
consapevoli di muoversi su un terreno border-line: ai limiti, ma forse non
oltre una formale legalità. Ma il punto è che sono fuori da quella
dimensione etica del fare politica che dovrebbe essere alla base di una
gestione amministrativa trasparente e condivisa della cosa pubblica; lontani
anni luce dall'idea di governare la città nell'interesse della città,
nell'interesse
di coloro che ci vivono oggi e di chi ci vivrà domani.
Si tratta di cambiare radicalmente la grammatica della politica. Occorre un
progetto che riconosca come Firenze sia straordinariamente ricca di
competenze e di relazioni, di creatività, di conoscenze in grado di produrre
pensiero e pratiche di governo. Anche di autorappresentarsi. La forma e la
pratica della democrazia e del governo devono aprirsi alla partecipazione
collettiva, unico vero argine al clientelismo. Occorre imporre la massima
trasparenza dell'amministrazione; garantire la correttezza delle
attribuzioni di incarichi e consulenze sulla base di concorsi e graduatorie
chiare e rigorose; impedire l'accumularsi di attribuzioni, partecipazioni e
doppi incarichi istituzionali e in società private, con poche persone e
tante parti da recitare in commedia. Occorre soprattutto che non sia
possibile permanere a vita in ruoli istituzionali e di partito: che sia
abolito quel professionismo della politica che la fa diventare identità,
potere e reddito, confondendo controllori e controllati.
Chiediamo alla città, al suo corpo sociale, ai suoi cittadini, alle sue
associazioni e alla sua classe politica una reazione, un gesto
d'indignazione
profonda, una volontà di rinascita. La questione etica deve essere il punto
di partenza perché la politica sia portatrice di una proposta alternativa,
perché il rapporto fra istituzioni e città passi attraverso il
coinvolgimento di tutti e tutte, perché la legge ritrovi la sua funzione di
garanzia dei diritti, nella prospettiva del loro allargamento.
Vogliamo ripartire da qui, da Firenze, per proporre una politica nuova, che
sappia incanalare i singoli interessi in interessi comuni. Con nuove regole
di trasparenza, partecipazione e controllo da parte della cittadinanza.
Firenze è un bene comune, di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano e la
amano. Chiediamo che torni ad aprirsi ai loro sogni e alla loro umanità.
A chi firmerà questo appello e a coloro che non lo condividono, ma
riconoscono l'importanza in questo momento di un ampio dibattito su questi
temi, proponiamo un appuntamento a gennaio, per discuterne insieme.
Primi firmatari: Andrea Bagni, Mara Baronti, Laura Bennati, Moreno Biagioni,
Antonio Brancasi, Maurizio Brotini, Maria Grazia Campus, Giuliano Capecchi,
Francesca Cavarocchi, Salvatore Cingari, Vezio De Lucia, Maurizio De Zordo,
Tommaso Fattori, Luigi Ferraioli, Mercedes Frias, Domenico Gallo, Paul
Ginsborg, Chiara Giunti, Francesco Indovina, Jacopo Landi, Alessandro
Margara, Miriam Massai, Corrado Mauceri, Enzo Mazzi, Siliano Mollitti,
Cinzia Niccolai, Luisa Petrucci, Anna Picciolini, Graziella Rumer Mori, Ayse
Saracgil, Salvatore Tassinari, Massimo Torelli, Danilo Zolo
4- 5 a Firenze: tutti i materiali
Chi siamo
LA SINISTRA DELL'UNIONE
Il bisogno dell'unità, la difficoltà di realizzarla
Il governo dell'Unione sta muovendo i primi passi.
La strada da percorrere è difficile e impegnativa: si tratta di governare in maniera efficace e condivisa, conquistando la stabilità non con alchimie e formule astruse, bensì dispiegando politiche improntate alla partecipazione, alla solidarietà e alla coesione sociale.
La speranza che si è aperta nel paese è grande: dopo avere battuto le destre e il suo leader Berlusconi, è fondamentale sconfiggere il berlusconismo. Questo è possibile sviluppando il lavoro e la coesione della Sinistra, per caratterizzare l'Unione tutta e sostenere la realizzazione del programma, senza arretramenti né tentennamenti.
L'Unione è animata da nuovi processi aggregativi. Il progetto di Partito Democratico è in formazione. A sinistra è necessario costruire un forte polo unitario che si riconosca nel popolo della pace, dei diritti, della solidarietà, della cittadinanza, dell'ambiente, del lavoro, della scuola. A partire da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, da sinistra DS e Verdi, e dalle moltissime espressioni della società civile, vogliamo misurarci in una battaglia paziente e tenace per unire le nostre forze.
Noi, donne e uomini attivi nella società toscana, vogliamo contribuire a questo obiettivo, non delegando a nessuno tempi e modalità. A partire dalla Toscana vogliamo sperimentare la costruzione dell'unità a sinistra, senza pretese di egemonia, con la determinazione di dare un contributo significativo al quadro politico nazionale.
Silvia Alessandri, Andrea Bagni, Beppe Bagni, Vania Bagni, Beppe Banchi, Fiammetta Benati, Moreno Biagioni, Duccio Braccaloni, Marco Capecchi, Gianluca Cerrina, Sergio Costalli, Maurizio De Santis, Ornella De Zordo, Maurizio De Zordo, Tommaso Fattori, Luca Fini, Francesca Foti, Francesco Francisci, Anna Carola Freschi, Paolo Gaccione, Giovanni Galanti, Donatella Gavarini, John Gilbert, Paul Ginsborg, Chiara Giunti, Tommaso Grassi,
Carlo Lucchesi, Cristiano Lucchi, Mario Lupi, Alessandro Margaglio, Corrado Mauceri,
Siliano Mollitti, Mario Monforte, Andrea Montagni, Marco Montemagni, Valeria Nardi,
Anna Nocentini, Sara Nocentini, Giancarlo Paba, Roberto Passini, Luca Pettini, Giorgio Pizziolo, Paola Pugliatti, Luca Ragazzo, Mauro Romanelli, Marcello Rossi, Nicola Rotondaro,
Carmen Russo, Ayse Saracgil, Monica Sgherri, Claudio Tamburini, Sandro Targetti,
Massimo Torelli, Giovanni Varrasi, Cristina Volpini, Marta Zanieri