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ONDA- INVITO ALLE STORIE- MARTEDì 18 NOVEMBRE

ONDA- INVITO ALLE STORIE

Veniamo da settimane di strade e piazze straordinarie, straordinariamente intense. Scuole e università occupate, vissute anche di notte, attraversate da un conflitto che ha saputo costruire incontri, scambio di esperienze, comunità. Un mare di giovani incollati gli uni agli altri nelle assemblee, nelle lezioni in piazza, nelle manifestazioni. Un fiume largo che non si ferma.

Diciamo la verità, non erano in molti ad aspettarselo. Non era scontato.

Il mondo delle ragazze e dei ragazzi resta un discreto mistero per il resto della società, vive in una specie di sommerso esistenziale, come un iceberg che segue percorsi ai più oscuri - e può però incontrare efficacemente il Titanic... Perché quelle ragazze e quei ragazzi non smettono di cercare; di inventarsi strade e sentieri che non si possono percorrere da soli e chiedono una dimensione relazionale, collettiva. Non era affatto scontato, in questo universo di solitudini competitive e spaventate, nell'epoca delle passioni tristi.

Se ne sono accorti anche gli adulti che in gioco era qualcosa di essenziale, l'energia con cui pensare se stessi fuori dai calcoli delle convenienze del mercato; il desiderio di un altro presente e un altro futuro. Intorno alle scuole e alle università si sono stretti cittadini e genitori che hanno chiesto di partecipare, che hanno cercato di esserci – non come utenti del servizio, piuttosto come membri della società che sente la scuola l'università e il sapere come un bene comune, fondativo della polis.

Neanche questo era scontato.

È stata soprattutto la storia di queste settimane una storia di donne - ragazze e adulte, figlie e madri, insegnanti: di chi sa che fare politica non è apparire a Porta a Porta ma intrecciare fili e tessere tessuti, costruire relazioni a partire da sé, dai propri bisogni e dai propri sogni. È questo forse che ha dato senso e inaugurato un nuovo spazio pubblico, invaso il tempo riservato ad altro, costruito una comunità felicemente conflittuale.

Noi non pagheremo la vostra crisi, è lo slogan di una generazione che si riconosce per contatto e comunità di destino nella grande azienda gelida di miseri servizi a cui si vorrebbero ridurre scuola e università. Ma è anche il discorso che vive nella ripresa del movimento dei lavoratori di questi mesi: in un mondo del lavoro sempre più frammentato e precarizzato, segnato da una crisi di identità, ma anche dalla resistenza che nasce dalla dignità del proprio lavoro, dal sentire messe in gioco le radici stesse della propria esistenza, la storia del movimento operaio, la possibilità di uno sguardo autonomo sulla società. Conflittuale. La data del 12 dicembre può essere davvero quella di uno sciopero generale che non sia solo somma di segmenti separati ma espressione di un orizzonte comune. Per tutto questo pensiamo sia utile creare luoghi di incontro e confronto fra movimenti, organizzazioni, singole e singoli. Momenti di racconto reciproco in uno spazio politico che sia il luogo dove portare per intero la propria esistenza. E da cui ripartire.

La storia di questi mesi e di questi anni è fatta di delusioni e disincanto. Crisi della rappresentanza, crisi della sinistra, frammentazione della società. Però c'è un desiderio che non scompare fra i giovani di libertà nell'invenzione di sé, di relazioni e autorappresentazione. Questa storia ci dice che esistono ancora sorprendenti anticorpi nella società alla deriva berlusconiana; che non tutta la realtà è ridotta a reality. E però questa società davvero civile, tanto da essere immediatamente politica, ha anche forse il problema di ottenere risultati concreti, sia pure parziali. Spostamenti che alimentino di materiale l'immaginario. Non è facile, con questo governo e con questa opposizione; ma non è facile neppure durare nel tempo se non si sposta qualcosa nel mondo dintorno. Il primo passo potrebbe essere ripartire da noi stessi, dalle storie di conflitto. Là dentro, nelle nostre esistenze politiche, nella materialità delle condizioni di vita, potrebbe essere possibile trovare la grammatica profonda di un discorso comune che attraversi le generazioni e il mondo del lavoro. Il filo di un racconto personale e politico dai narratori interni e molteplici. Che comunque non vogliono saperne di pagare la crisi.


Per questo proponiamo a soggetti collettivi e individui, organizzazioni, partiti, comitati e collettivi in lotta, movimenti e onde anomale, di incontrarci martedì 18 novembre alle 21.15 presso il circolo ARCI di via delle porte nuove 33 (zona Porta a Prato)


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